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Al concerto in sedia a ruote, la modella Sofia Righetti porta Arena srl in tribunale

La giovane veronese ha citato in giudizio per condotta discriminatoria Arena srl, Fondazione Arena e Vivo Concerti per quanto accadutole a un concerto in Arena lo scorso settembre quando, all’inizio dello spettacolo, il pubblico si alzò in piedi e lei e altre 5 persone in sedia a ruote non videro più nulla: “Chiedo sia fatta giustizia in nome della musica e del nostro bellissimo anfiteatro”

12 febbraio 2020

VERONA – “Il 20 febbraio 2020 sarò la prima persona che porterà Arena srl, Fondazione Arena e Vivo Concerti in Tribunale a Verona, citandoli in giudizio per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità. Grazie all’immenso aiuto e supporto che mi sta dando in sede legale l’associazione Luca Coscioni e l’avvocato Alessandro Gerardi”. La soddisfazione è quella di Sofia Righetti, campionessa nazionale di sci alpino, modella e musicista veronese in sedia a ruote (e uno dei protagonisti dell'inchiesta di SuperAbile Inail). Tutto è cominciato lo scorso settembre, quando Sofia partecipò al concerto degli Evanescence all’Arena di Verona: quando la band entrò in scena, il pubblico si alzò in piedi e lei – e le altre persone con disabilità presenti all’evento – non videro più nulla. Dopo varie richieste furono spostate sotto al palco, senza nessuno davanti, ma a quel punto si erano già perse metà spettacolo. “Quando chiedo spiegazioni – ci raccontò allora – mettono sempre avanti la sicurezza. Ora mi chiedo: se al concerto dei Kiss in Arena fanno esplodere centinaia di fuochi pirotecnici senza problema, davvero non si può trovare una soluzione più adeguata per le persone con disabilità?”. Interpellato, Gianmarco Mazzi, amministratore delegato di Arena srl, la concessionaria che cura gli eventi extra lirica nell’anfiteatro di Verona, si impegnò “per portare le persone con disabilità in prima fila”, sottolineando però le difficoltà logistiche caratteristiche di una location come quella dell’Arena. Una situazione tesa e partecipata, che in pochi mesi ha alimentato vere e proprie campagne sui social caratterizzate dall’hashtag #iostoconsofiarighetti. Oggi l’annuncio dell’approdo in tribunale.
 
“Troppi anni di rospi ingoiati in cui decine e decine di persone in carrozzina hanno pagato il biglietto per concerti extra lirica, facendosi centinaia di chilometri, in cui non hanno visto nulla a causa delle postazioni completamente inadeguate adibite alle persone in carrozzina – scrive Sofia –. Mi è stato fatto ablesplaining (una paternale sugli aspetti legati al mondo delle disabilità da parte di qualcuno che non ha mai vissuto, in prima persona, l’esperienza della disabilità, ndr), mi è venuta l’emicrania per la rabbia. L’ansia di quel mese è stata stemperata solo grazie all’aiuto del mio avvocato Gerardi, cui devo tantissimo. Abbiamo fatto diffida ma non c’è stata alcuna intenzione di Arena srl e di Fondazione Arena di rispondere, siamo stati completamente ignorati. Vivo Concerti dopo settimane si è presa solo la briga di rimborsarmi il biglietto dietro diffida del mio avvocato, dopo aver cercato di farmi ablesplaining, dandomi del tu e dicendomi che non dovevo sentirmi discriminata se io e il mio compagno non avevamo visto il concerto pagando il biglietto”.
 
In questi mesi, Sofia ha sempre confermato la volontà di non lasciar perdere: “Sono un osso duro, durissimo. Ho – letteralmente – la spina dorsale di titanio. Ho proceduto facendo causa per discriminazione, sperando che una volta per tutti il Tribunale di Verona obblighi Arena srl e Fondazione Arena a terminare la condotta discriminatoria, adottando misure adeguate per la fruizione dello spettacolo a tutti gli spettatori, indipendentemente dalle caratteristiche fisiche. I tre suddetti si sono costituiti in giudizio ammettendo il fatto, e dicendo a loro discolpa che hanno rispettato le normative per la sicurezza, ponendo ‘addirittura’ a volte – come nel caso di Coez – dei maxischermi per consentire alle persone in carrozzina di vedere. Hanno addirittura accusato il comportamento errato degli uomini della security, gli unici che hanno dimostrato un minimo di buon senso quando, a metà concerto degli Evanescence, hanno portato me e altre cinque persone davanti al palco, capendo la nefandezza della situazione e cecando di risolverla. Non stiamo parlando dello Stadio di Wembley, ma dell’Arena di Verona, che permette a sole 35 persone in carrozzina di accedere. Praticamente stanno dicendo che una persona con disabilità debba pagare il biglietto come gli altri, facendo le corse e mandando moduli medici in anticipo per poi vedere il concerto su uno schermo, contrariamente a tutti gli altri spettatori. Della serie mi metto un video su YouTube a casa sul televisore e risparmio soldi e tempo”. A oggi sono 36 i posti per persone in sedia a ruote (la legge prevede che sia previsto un posto sedia a ruote ogni 400 posti: l’opera conta fino a 13.500 spettatori, l’extra opera circa 11.500). Trentasei posti individuati a fianco delle file dei secondi blocchi della platea. Ogni posto è vicino all’ultima seduta della fila, in modo che la persona in sedia a ruote possa sedersi a fianco del suo accompagnatore.
 
“Io ci metto la faccia, il mio nome e il mio cognome – conclude Sofia –. Non ho paura di essere la prima a far loro una causa civile per la parità di diritti, ma ho bisogno di tutto il vostro supporto affinché venga fatta giustizia, in nome della musica, dei concerti e in nome della nostra bellissima Arena, che non merita che i suoi spettatori vengano discriminati e danneggiati così”.

di Ambra Notari

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