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Architettura, la sfida più grande? "Rendere accessibile il patrimonio storico”

Intervenire su beni e aree di interesse storico-artistico per l’abbattimento delle barriere architettoniche: per Anellina Chirico, architetto e responsabile di redazione del sito Architetturaecosostenibile.it, architetti e architettura devono fare dialogare "antico" e "moderno"

14 agosto 2019

BOLOGNA - Pavimenti inadeguati, dehors al posto delle pedane, trolley ovunque, marciapiedi sconnessi: sono solo alcuni degli ostacoli con cui le persone con disabilità entrano in contatto quotidianamente. Troppo spesso, l’accessibilità è sacrificata sull’altare del profitto. “Il mondo è bello proprio perché estremamente vario. La diversità è un valore aggiunto. Se si ragionasse in questi termini, la disabilità non sarebbe un problema – come viene avvertita – ma una sfumatura, una sfida come tante altre”. L’amara riflessione è di Anellina Chirico, architetto e responsabile di redazione del sito Architetturaecosostenibile.it. Centrale, su questo tema, è la figura dell’architetto “inteso come facilitatore dello spazio”.
 
Di cosa dovrebbe tenere conto un architetto quando progetta? “L’architetto ha un ruolo importantissimo: quello di creare luoghi che saranno vissuti. Ma talvolta capita, paradossalmente, il contrario. Che spazi bellissimi rimangano vuoti. Cattedrali nel deserto inaccessibili. L’architettura non è fatta per essere contemplata, ma per vivere e fare cultura”. Nel 2013 l’Istituto nazionale di urbanistica, (Inu) ha pubblicato la Carta dello spazio pubblico. Articolata in sei tematiche, rappresenta un utile strumento per la progettazione di spazi pubblici fruibili da tutte le fasce di popolazione. “La Carta sostiene che un luogo pubblico è quello pensato per essere fruibile da tutti. La sfida dell’architetto e dell’architettura in genere, allora, non sarà solo quella di creare da zero spazi accessibili, ma anche quella di rendere fruibili luoghi storici costruiti dall’antichità a oggi. È necessario riconsiderare il concetto di città, intesa non come luogo di eventuale impedimento ma come spazio di integrazione e socialità”.
 
E proprio sul patrimonio del passato si concentra l’attenzione di Chirico: “La sfida più grande che l’architettura ha dovuto affrontare begli ultimi anni è stata quella di intervenire su beni e aree di interesse storico-artistico per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Le opere della nostra storia sono diventate terreno fertile per sperimentare nuove forme del linguaggio architettonico, per aprire il dialogo tra ‘antico’ e ‘moderno’”. Tra gli esempi di buona progettazione, Chirico annovera il Padiglione Infanzia nel parco pubblico La biblioteca degli alberi, progettato a Milano da alcuni architetti spagnoli guidati da Esaù Costa Perez e il sagrato della chiesa della parrocchia della Madonna di Fatima a Torino dell’architetto Andrea Bella.
 
Quanto al dialogo tra ‘antico’ e ‘moderno’, Chirico cita la trasformazione dei Mercati Traianei a Roma, un intervento dello studio Nemesi realizzato tra il 1999 e il 2001 e “Follow the Shape”, un semplice corrimano in metallo con testi in Braille che corre tutt’intorno la Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo a Napoli. Si tratta dell’opera dell’artista Paolo Puddu che ha così voluto avvicinare ipovedenti e non vedenti al paesaggio della città e al panorama godibile dal castello riproponendo frasi tratte dal libro di Giuseppe De Lorenzo “La terra e l’uomo”.

di Camilla Di Pace

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