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Supermercati accessibili, al via una ricerca

Una nuova indagine dell’Università di Bologna, in collaborazione con Uici e Irifor, studia le abitudini di spesa delle persone ipovedenti e le problematiche che affrontano. Obiettivo: migliorare l’accessibilità dei supermercati e redigere delle linee guida comuni

20 luglio 2019

BOLOGNA – Tante corsie diverse, vetrate nei banchi frigo e surgelati, un reparto frutta self-service e le casse automatiche per pagare. Per una persona ipovedente, orientarsi nei supermercati di oggi non sempre è facile, soprattutto dopo che le nuove tecnologie hanno portato all’automazione di tante mansioni che prima erano svolte da persone in carne e ossa. E allora ci si chiede: quanto sono accessibili questi spazi per chi ha una disabilità visiva?

Per rispondere a questa domanda nasce il progetto di ricerca sull’accessibilità dei supermercati e sulle abitudini di spesa delle persone ipovedenti, sviluppato da Monica Simone, dottoranda del dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna, in collaborazione con l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici) e con l’Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione (Irifor).

“Il supermercato è uno spazio particolarmente ricco di stimoli sensoriali – spiega Monica Simone –. Al contempo, è un luogo dotato di un certo grado di flessibilità e inclinazione al cambiamento, dove possono essere sperimentate nuove pratiche di accessibilità e inclusione”.

In Italia l’ipovisione interessa più di 1,3 milioni di persone (dati IAPB, 2017), eppure gli ipovedenti sono una parte di popolazione ancora poco studiata: “Si tratta di un gruppo molto eterogeneo – spiega Andrea Prantoni, presidente della sezione territoriale di Bologna dell’Uici –. Esistono migliaia di casi diversi, dunque è difficile raccogliere informazioni e pensare a soluzioni comuni. Ora però alcune risposte stanno arrivando”.

L’indagine verrà articolata in due fasi: in un primo momento verrà condotto uno studio sul campo, a cui collaboreranno dieci coppie, formate da un partecipante ipovedente e da un accompagnatore. Questa fase comincerà già alla fine di luglio e si svolgerà nel supermercato Conad di via Orfeo a Bologna: dall’ingresso del supermercato alla cassa, ogni coppia sarà oggetto di osservazione e videoregistrazione, per analizzare le risorse ma anche i limiti dello spazio dove si fa la spesa. In un secondo momento verrà elaborato un questionario online, che sarà presentato a livello nazionale dall’Irifor, per raccogliere dati quantitativi sul tema. Oltre alla raccolta di informazioni e statistiche, questa ricerca ha anche l’obiettivo di portare un cambiamento, attraverso la creazione di linee guida per i supermercati, in modo da rendere i loro spazi più accessibili e migliorare la formazione del loro personale.

“Non servono grandi investimenti, basterebbe solo avere qualche attenzione in più – spiega Monica Simone –. Oggi molti ipovedenti, per scegliere cosa comprare, si avvalgono di lenti di ingrandimento o di app per ingrandire le immagini. Non riescono però a vedere i cartelli, che sono collocati sopra alle corsie, o i prodotti situati sugli scaffali troppo alti o troppo bassi. Altri problemi sorgono nel reparto frutta e verdura, che è self-service: spesso il numero corrispondente al prodotto è scritto troppo piccolo e la bilancia per pesare la merce non ha il lettore vocale. Infine, nel banco dei freschi o nel banco freezer c’è un vetro che impedisce di avvicinarsi, se non aprendo ogni volta lo sportello: questo rischia di danneggiare i prodotti e comporta anche un certo imbarazzo a chi non è a suo agio nel mostrare la propria disabilità”.

Contemporaneamente, ieri la Regione Emilia-Romagna ha annunciato la nascita di un tavolo di coordinamento per rafforzare i servizi sul territorio e valorizzare l'esperienza delle associazioni, affinché le persone con disabilità visiva giochino un ruolo sempre più da protagonista nelle decisioni che le riguardano, a partire dagli interventi di rafforzamento dei servizi e dell’assistenza.

“Per fare ricerca di qualità sulle persone ipovedenti, bisogna innanzitutto farla con le persone ipovedenti – commenta Massimo Vita, vice-presidente nazionale dell’Irifor –. Solo chi vive una particolare condizione può sapere veramente cosa significa non avere un certo tipo di servizi e facilitazioni: ecco perché è sempre importante coinvolgere le persone ipovedenti nei progetti che li riguardano. Il punto di forza di questa ricerca è che si avvale dell’esperienza di tutte le realtà coinvolte”.

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