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Passeggero disabile costretto a scendere dal treno. Ledha: “Trenord formi il personale”

Il caso di Edoardo Lucheschi, disabile obbligato da un controllore a scendere dal treno perché non aveva avvertito della sua presenza e perché c'era già un'altra persona in carrozzina. La Ledha: "La piena accessibilità dei mezzi di trasporto è un diritto, non un auspicio. Per farlo non basta abbattere le barriere architettoniche..."

30 marzo 2019

MILANO - Due disabili sullo stesso treno sono troppi, secondo un controllore di Trenord. E così Edoardo Lucheschi è stato costretto a scendere, anche perché non aveva avvisato della sua presenza con 48 ore di anticipo. Ma, come precisa la Ledha, l'obbligo di avvisare è solo per quando si ha bisogno di assistenza. Ma Edoardo non ne ha bisogno, perché riesce anche a stare in piedi, a muovere qualche passo, come si vede anche dal suo profilo Facebook. "Siamo di fronte a un comportamento aggressivo e discriminatorio ai danni di una persona con disabilità che esercitava un suo legittimo diritto: viaggiare sui mezzi pubblici. Anche se Trenord si è poi scusata con il signor Lucheschi, il comportamento del controllore è inaccettabile”, commenta Enrico Mantegazza, presidente di Ledha Milano e vicepresidente Ledha.
 
"A quanto riferiscono i giornali, inoltre, il signor Lucheschi non occupava lo spazio riservato alle carrozzine, ma era seduto in una poltrona come tutti i passeggeri. Il capo treno non poteva quindi appellarsi a motivi di sicurezza dovuti al fatto che il signor Lucheschi non fosse ancorato nell'apposito spazio per carrozzine -aggiunge la Ledha in un comunicato stampa -. L’ignoranza delle leggi e dei regolamenti non può essere mai, a maggior ragione in questo caso, una scusante”.
 
"Le persone con disabilità hanno il diritto di poter utilizzare i treni, come ogni altro mezzo di trasporto, allo stesso modo di tutte le persone -ribadisce la Ledha-. Non si tratta di un semplice auspicio ma di un principio giuridico sancito dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (legge anche dello Stato Italiano) così come dalla normativa comunitaria. Principio ulteriormente ribadito, in Italia, dalla legge 67/2006 che vieta ogni discriminazione fondata sulla disabilità. Norme locali e regolamenti di singole aziende devono creare le condizioni affinché questo diritto sia effettivamente rispettato e non viceversa".
 
"La piena accessibilità ai mezzi di trasporto deve essere prima di tutto garantita dall’assenza di barriere architettoniche o di altra natura -conclude Ledha-: su questo piano sono stati compiuti molti passi in avanti ma la situazione rimane ancora difficile, come dimostra la vicenda degli ascensori presenti in alcuni scali ferroviari che vengono disattivati nelle ore serali e notturni, impedendo alle persone a ridotta mobilità di potersi muovere liberamente. Ma il diritto alla piena accessibilità non potrà mai essere garantito senza una adeguata formazione del personale: la richiesta quindi a Trenord è quella di moltiplicare gli sforzi, al fine di raggiungere con adeguate proposte formative tutto il personale in servizio, sapendo di poter contare sulla disponibilità e competenza presente nel mondo associativo". (dp)

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