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Il Parco per Aurora sarà inclusivo, ma “non al 100%”: la scelta di Guido e Valentina

L’annuncio dei genitori della piccola, morta a poco più di un anno per un grave tumore: a lei sarà dedicato il parco, per il quale hanno raccolto oltre 50 mila euro. “Non sarà inclusivo al 100%”: una scelta economica, ma non solo. Ad ispirarli, anche una riflessione di Iacopo Melio: “Che tristezza quelle altalene solo per bambini disabili”

10 agosto 2017

ROMA - Il Parco per Aurora sarà per tutti, come sempre è stato pensato. Ma, proprio per essere “per tutti”, non potrà essere inclusivo al 100%. Non è un gioco di parole, ma una scelta ponderata, forse anche sofferta, dei genitori della piccola, morta a causa di un grave tumore. Proprio per ricordare Aurora con la gioia e i giochi dei bambini e non solo con il dolore e la ferita che i genitori si portano dentro. Guido e Valentina hanno avviato, un anno e mezzo fa, una raccolta fondi per la realizzazione di un parco per tutti, anche per chi ha una disabilità. Come avrebbe avuto la loro bambina, se fosse sopravvissuta. Un'iniziativa che ha avuto grande successo, tanto che la cifra raccolta ha superato i 50 mila euro. Alla storia di Aurora e del “suo” parco sono dedicati un sito e una pagine Facebook, su cui Guido e Valentina comunicano la propria decisione: “Dopo aver letto molto sull'argomento, con Valentina siamo giunti alla conclusione che il Parco Aurora, pur avendo giochi inclusivi, non potrà essere definito un parco inclusivo al 100% . Troppi i dettagli da tener conto, troppo costosi i giochi e le 'infrastrutture' da predisporre”.
 
Le ragioni non sono però soltanto tecniche ed economiche: c'è dietro anche un pensiero, una riflessione, suggerita proprio lo stesso giorno da Iacolo Melio su FanPage, in n articolo condiviso da Guido e Valentina: “Che tristezza quelle altalene per soli bambini disabili”, è il titolo del pezzo, in cui Melio osserva: “iciamo le cose come stanno una volta per tutte: un parco inclusivo è un parco giochi con giostre dove possono salire, contemporaneamente, sia bambini disabili che “abili”, in modo da garantire una piena socializzazione tra le due “fazioni”. Ecco perché le altalene a cestello per carrozzine sono il gioco più sbagliato e diseducativo che ci possa essere: costano poco (con duemila euro puoi installarne una) e così l’amministrazione comunale di turno può farsi bella mostrandosi attenta e sensibile. Peccato che il bimbo in carrozzina, giocando da solo, non potrà condividere il divertimento con gli altri e l’aspetto di inclusione mancherà totalmente, restando isolato. Perché dunque ci ostiniamo a creare divisioni e ad alzare muri, anziché cogliere occasioni d’oro per abbattere queste maledette barriere?”. (cl)
 

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