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Concorso inaccessibile, docente cieco perde il ricorso: "Hanno vinto loro"

Nel 2016 Gennaro Iorio, 35 anni, insegnante di storia e filosofia, ha partecipato al “concorsone” della Buona Scuola senza passare lo scritto. Gli ausili che aveva chiesto per sostenere la prova in autonomia non gli erano stati concessi. Ha fatto ricorso al Tar e al Consiglio di Stato che si sono espressi in maniera negativa

24 marzo 2017

BOLOGNA – “Hanno vinto loro”. Inizia così il post, amaro, con cui Gennaro Iorio, 35 anni, insegnante di storia e filosofia, cieco, racconta su Facebook il "quasi epilogo" (per quello effettivo bisognerà attendere i giudizio nel merito) della sua vicenda giudiziaria. Nel 2016 Iorio ha partecipato insieme ad altri 165 mila colleghi al “concorsone” della Buona Scuola, ma non ha superato lo scritto. Dato che nessuno degli ausili richiesti per sostenere la prova in autonomia gli era stato concesso, Iorio, ancora prima di conoscere il risultato della prova, ha fatto ricorso al Tar contro l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna per averlo costretto a sostenere l’esame in condizione di svantaggio. Tutte le soluzioni alternative proposte dall’insegnante (trascrizione dei quesiti in Braille, uso del suo display o di un software di scrittura e lettura per ciechi) sono state respinte e l’unico “ausilio” che gli è stato concesso è una persona di fiducia per leggere le domande e scrivere le risposte, oltre a 90 minuti di tempo in più.
 
“Non avevo bisogno di più tempo, ma di poter leggere e scrivere in autonomia – dice Iorio, la cui storia è stata raccontata anche dal Corriere dei Ciechi – Invece, ho dovuto farmi leggere le domande, dettare risposte, unità didattiche e simulazioni di lezioni. E ho investito un sacco di tempo nella prova di lingua straniera in cui ho dovuto rispondere a quesiti di comprensione del testo, senza poterlo leggere”. A fine dicembre il Tar, in via cautelare, ha espresso parere negativo sul ricorso, ritenendo che non ci fossero irregolarità nelle modalità in cui ha sostenuto la prova. Così Iorio, su consiglio dei suoi avvocati, “mi hanno detto che nel 99% dei casi il Tar tende a confermare nel merito i giudizi espressi in via cautelare”, ha presentato ricorso anche al Consiglio di Stato chiedendo le stesse cose: l’ammissione all’orale o la rilettura della sua prova tenendo conto dello svantaggio o, in ultima battuta, la ripetizione dello scritto con gli ausili richiesti. Il 17 marzo è arrivata la decisione: il Consiglio di Stato ha confermato il giudizio del Tar, anche nelle motivazioni. “Avrebbe potuto darmi ragione o costringere il Tar a decidere nel merito entro 60 giorni – spiega – Invece è andata diversamente”. Ora non resta che aspettare il giudizio di merito del Tar, “anche se credo che sarà solo una formalità”.
 
Nessun precedente. “A livello storico non sono molte le persone cieche che si sono trovate nella mia situazione – racconta Iorio che, nell’anno scolastico in corso, insegna Storia e Filosofia al Liceo Righi di Bologna con un contratto di 8 ore alla settimana fino a giugno – Prima che si utilizzassero i computer per le prove, gli insegnanti ciechi scrivevano in Braille e poi un commissario traduceva gli elaborati, non ci sono precedenti per il mio caso”. Per sostenere la prova Iorio aveva chiesto un computer attrezzato con sintesi vocale e barra Braille, “ausili da tempo in dotazione alle scuole”, ha specificato che il formato della prova fosse accessibile (e ha scoperto che non lo era) e ha indicato una persona di fiducia per un’eventuale copia dell’elaborato scritto, “sperando che quest’ultima non fosse necessaria”. Niente di tutto questo gli è stato concesso, tranne la persona di fiducia. “Un collega mi ha chiesto ‘ma perché il tempo aggiuntivo che ti hanno dato in più non ti bastava?’, una reazione che evidenzia come non si abbia idea della differenza tra leggere in autonomia o far leggere ad altri, scrivere da soli o dettare – dice Iorio – Basta pensare alla prova di lettura e comprensione del testo in lingua straniera: il testo mi è stato letto dalla persona che mi aiutava, in pratica ho sostenuto una prova diversa”. Ma per il Miur non c’è stata alcuna penalizzazione.
 
“Nel caso di Iorio come in quello degli altri docenti non vedenti è stato fornito il supporto necessario secondo le disposizioni di legge – aveva detto l’ufficio stampa del ministero nella replica alle accuse di Iorio affidata all’edizione bolognese del quotidiano La Repubblica – Alla domanda di ausili, l’amministrazione ha accordato più tempo e un tutor. Altre metodologie assistive, come tastiere Braille esterne o computer con tastiera Braille installata avrebbero potuto svantaggiare i candidati nel caso di un crash del pc: sarebbe stato impossibile avere una postazione di emergenza per ciascun candidato con disabilità mentre erano presenti postazioni in più utilizzabili da tutti i candidati in caso di emergenza. Inoltre il Miur smentisce la teoria secondo la quale nessuno aveva pensato ai candidati diversamente abili: il software utilizzato prevede tra le sue funzioni proprio quella di garantire tempo aggiuntivo a chi sostiene la prova”.
 
La battaglia di Iorio è stata sostenuta anche dall’Unione italiana ciechi, “mi hanno appoggiato perché la causa era rappresentativa di ciò che loro difendono: la discriminazione di cui sono stato vittima potrebbe riguardare tutte le persone cieche”, dice. “Purtroppo le decisioni del Tar e del Consiglio di Stato sono state estremamente sintetiche, i giudici non hanno approfondito la questione, non avevano interesse a capire la differenza tra dettare e scrivere, tra leggere o ascoltare, hanno guardato la forma e dato che formalmente mi era stato un ‘aiuto’ andava bene così – conclude – Tra un anno, forse, ci sarà la decisione nel merito, ma credo che solo una notevole pressione mediatica potrebbe far sì che i giudici spendano qualche minuto in più sul mio caso”.
 

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