Tratto da "La Repubblica"
PALERMO - Il primo amore di una quattordicenne affetta da un lieve ritardo mentale era diventato presto il suo aguzzino. Quel diciottenne che le sussurrava parole dolci era solo il capo del branco, che organizzava i turni per le violenze sessuali, e poi ordinava ai suoi nove giovanissimi complici di filmare tutti gli abusi con un videotelefonino. Quando la ragazza ha iniziato a ribellarsi, il branco è passato al ricatto: «Manderemo a tutti il video». E l´hanno fatto. Poi hanno segnato il numero di cellulare della loro vittima su un muretto del quartiere Brancaccio, la sterminata periferia dormitorio dove nel ?93 la mafia ha ucciso il parroco Giuseppe Puglisi, impegnato a tempo pieno per il riscatto dei ragazzi.I componenti del branco sono stati fermati dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza, che opera alle dirette dipendenze della Procura per i minorenni. Quattro hanno tredici anni, non sono imputabili. Ma gli altri hanno da 15 a 18 anni: quattro sono finiti in carcere, due in comunità. Erano loro ad abusare della ragazzina. L´hanno fatto fra il febbraio e il marzo dell´anno scorso. Due volte nel casotto abbandonato all´interno del circolo didattico "Emilio Salgari": fino a tre anni fa era la casa del custode, oggi è meta di tossicodipendenti e vandali. Un´altra volta, il branco ha trascinato la quattordicenne in un terreno che è ormai trasformato in una discarica a cielo aperto, accanto alla fermata dell´autobus. Si muoveva, la banda, in quella periferia orientale di Palermo che le indagini della Procura dicono essere ancora il regno della mafia che conta. «Ma il muro dell´omertà si sta spezzando», dice Maria Teresa Ambrosini, il capo della Procura dei minori. La vittima ha trovato la forza di confidarsi con le amiche, poi con l´insegnante di sostegno. E nel marzo scorso è partita la segnalazione del dirigente scolastico alla magistratura.
Il racconto della vittima, sostenuta dai genitori e da una psicologa, non ha lasciato dubbi. Fra gli aggressori c´era anche un compagno di classe. «I giovani coinvolti sono tutti figli della media borghesia», spiega il sostituto Francesca Lo Verso: «Adesso dovremo anche verificare il rapporto dei genitori con i loro ragazzi. Se qualcosa non funziona potrebbe essere persino tolta la potestà». Il procuratore Ambrosini lancia un appello ai genitori: «Tutti devono stare più attenti a cosa fanno i propri figli. Troppo spesso non ci si accorge che sono diventati vittime o carnefici». I ragazzi del branco sono già stati interrogati: «Parlano con freddezza e lucidità», spiegano i magistrati. «La piccola che ha trovato la forza di denunciare è stata invece adottata simbolicamente dalla Guardia di finanza di Palermo - dice il colonnello Francesco Carofiglio - è diventata il simbolo di tutti i minori che cercano di liberarsi dagli abusi». (Salvo Palazzolo)
(18 gennaio 2007)





