Un 24enne fa uno stage come aiuto cuoco. Si diploma alla scuola di pizzaioli, ma per «Spizzico» non è «idoneo»
Tratto da "L'Unità" ROMA - Un colloquio, quattro mesi di lavoro come aiuto cuoco a 300 euro al mese e poi si viene lasciati a casa, nonostante un diploma della Scuola nazionale di pizza che attesta la capacità a svolgere quel lavoro. Ma in Italia a 24 anni entrare e uscire dal mondo del lavoro è quasi una regola. Solo che stavolta è successo a Karim, che malgrado gli sforzi non è un ragazzo come tutti gli altri. Karim ha la sindrome di Down e un problema all'anca che lo rende claudicante, e quindi rientra di diritto nelle categorie protette tutelate dalla legge 68 del 1999.Nel luglio scorso, grazie alla Associazione italiana persone Down, Karim comincia un tirocinio per la società Autogrill. Lo hanno scelto dopo un colloquio e la visita di un medico del lavoro che deve definirne l'idoneità. Certo, c'è quel problema all'anca che non passa inosservato e potrebbe dargli qualche problema. Eppure c'è l'assenso, con la sola indicazione di non doversi spostare su ambienti a più piani. E così Karim comincia a lavorare, aiuto cuoco in uno Spizzico del centro di Roma.
Fa fatica all'inizio, soprattutto ad adattarsi agli orari di lavoro. Ma un operatore dell'associazione lo segue tutti giorni, almeno nel primo periodo, e il ragazzo si abitua, l'anca non gli impedisce di sbrigare le mansioni e di farsi valere. Tanto che, dice oggi la madre Maria Grazia, «le due o tre volte che ho parlato con il direttore del locale mi diceva che stava andando tutto bene». Entusiasti della buona riuscita del suo inserimento, sia l'associazione Down che la famiglia cominciano a pensare che Karim sarà assunto al termine dello stage. Ma la doccia fredda arriva in fretta: una decina di giorni prima della fine del tirocinio è un responsabile venuto nella capitale da Milano a spiegare che Karim «non è compatibile con la nostra attività produttiva, per problemi di deambulazione». Tradotto: rischia di farsi male. O anche: così non ci serve.
La legge del lavoro vale anche per i Down, insomma, e a niente vale rivolgersi al collocamento: per le chiamate nominali non può intervenire. Ma famiglia e associazione restano di sasso, e al posto dei motivi vedono pretesti. «Se il suo problema è muoversi - si chiede Francesca Pompili dell'associazione Down, sezione di Roma Onlus - perché hanno lasciato che lavorasse per quattro mesi?». Forse, si risponde, perché in questo modo hanno coperto gli obblighi di legge. Forse ancora perché uno stagista costa molto meno di un dipendente e qualcuno per farlo si trova sempre.
Da Autogrill respingono ogni addebito. «Se ragionassimo sui quattro mesi saremmo miopi», dice Stefano Mauro, direttore delle relazioni industriali e amministrazione del personale. Al contrario, dice, al ragazzo è stata data «la possibilità di essere inserito nella società per quattro mesi», nonostante sia stata «acclarata la totale inidoneità». È «da escludere», inoltre, che tanto alla famiglia che all'associazione «siano stati dati dei segnali positivi», ma - al massimo dell'errore - «non negativi». Il perché è una questione di realismo, dicono da Milano: «Ogni volta che un disabile viene assunto - dice Mauro - io faccio i salti di gioia». 54 quelli presi solo nel 2006, anche grazie a norme specifiche sulla disabilità inserite nel contratto nazionale. E poi l'alternativa, si sa, è «dovere ricominciare da capo tutto l'iter per coprire gli obblighi di legge».
Eppure, se come Mauro ammette, «non è certo sulla base della produttività che si valuta» l'assunzione di un disabile, perché il ragazzo non ha avuto il lavoro? A non voler vedere illecito o lucro, l'unica spiegazione rimane la compassione. Sufficiente a riempire quattro mesi, non abbastanza per firmare un contratto. E il dubbio resta, perché Karim, «inidoneo» a fare l'aiuto cuoco in uno Spizzico, è assolutamente in grado di fare il pizzaiolo in qualsiasi altro posto. E non è la famiglia a dirlo, né l'associazione, bensì l'attestato che la Associazione pizzerie italiane gli ha conferito il nove febbraio scorso, dopo il superamento delle «prove teoriche e pratiche» della «Scuola nazionale di pizza». (Fabio Amato)
(16 febbraio 2007)





