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Liguria. Spiagge libere, la legge beffata

Solo 12 comuni su 63 rispettano la norma. E raggiungerle è sempre difficile. La norma prevede che almeno il 40% del litorale sia accessibile a tutti e attrezzato Gli enti territoriali inadempienti non potranno rilasciare nuove concessioni per gli stabilimenti . L'articolo sul quotidiano la Repubblica

ragazza disabile in spiaggia accessibile su sedia a ruote da mare

Tratto da la Repubblica - Genova

GENOVA - La Regione ne ha fatto oggetto di una apposita legge: i comuni costieri dovranno avere un minimo del 40% di spiagge libere e attrezzate. Il testo della legge, approvato all´unanimità dal consiglio regionale ligure, è stato presentato da Cristina Morelli e Carlo Vasconi (Verdi). Ma stando alla situazione attuale sembra quasi una pia illusione: in Liguria solo 12, tra i 63 Comuni costieri liguri, possono vantare percentuali di spiagge libere e attrezzate superiori al 40%. La situazione varia moltissimo da zona a zona. In Provincia di Genova, a Santa Margherita Ligure, solo l´11% delle spiagge è libero, a Chiavari e Rapallo non si arriva al 13%, virtuosi Bogliasco (64%), Moneglia (42%), Cogoleto (47,6%) e Sestri Levante (66,24%), nel Savonese Noli, Spotorno e Alassio si attestano intorno al 14%, Albissola al 13%. Nell´Imperiese spiccano San Lorenzo al Mare, che conta l´88% di litorale a libero accesso, seguito da Riva Ligure (82%) e Vallecrosia (69%).


In base alla nuova legge i Comuni dovranno garantire la percentuale minima di spiagge libere e libere attrezzate pari al 40% del fronte totale delle aree balneabili, e dovranno dotarsi del Progetto di utilizzo del demanio marittimo, per ottenere il rilascio o il rinnovo delle autorizzazioni. Se non lo faranno, non potranno più rilasciare nuove concessioni agli stabilimenti balneari. Ogni gestore di stabilimento balneare dovrà consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia, anche ai soggetti portatori di handicap, prevedendo la rimozione o il superamento di eventuali ostacoli. La nuova realizzazione di opere, anche nel caso di demolizioni, ristrutturazioni e risanamento conservativo, dovrà essere tale da impedire la chiusura delle visuali verso il mare e la cementificazione dell´arenile.


Per garantire maggiormente la salvaguardia dei bagnanti, è disposto l´obbligo di predisporre percorsi per l´accesso pubblico alla fascia di libero transito e al mare ogni 200 metri di fronte mare. La multa per chi non garantirà l´accesso libero e gratuito alla battigia va dai 250 ai 1.000 euro. Per gravi violazioni edilizie o per gravi inadempienze il gestore dello stabilimento balneare rischia la revoca della concessione. Se poi non provvederà ai percorsi per i portatori di handicap, la sanzione andrà da mille a diecimila euro. Multe ancora più salate per la cementificazione dell´arenile. I gestori delle spiagge libere attrezzate dovranno mantenere liberi da ogni tipo di attrezzatura (sdraio, lettini, ombrelloni) il 50% dell´area in concessione e il 50% del fronte mare. Nella pianificazione territoriale dovranno anche essere comprese le aree aventi destinazione turistico-ricreative soggette alla giurisdizione delle Autorità Portuali.
«Questa legge - sottolinea Carlo Vasconi (Verdi), presidente della commissione ambiente e territorio - rappresenta un punto di equilibrio fra le esigenze degli ambientalisti e dei consumatori e gli interessi degli stabilimenti balneari. Molto significativo è il fatto che sia previsto il libero transito lungo la battigia con la rimozione di eventuali ostacoli, norma che dovrebbe permettere di superare i problemi afferenti alla presenza di barriere, cancelli e quant´altro lungo corso Italia nel Comune di Genova».


Decisamente meno ottimista il giudizio di Furio Truzzi, presidente di Assoutenti per la Liguria: «Mi domando - spiega - come si possa arrivare a questo 40% se non si interviene sulle concessioni esistenti. Bene che vada verrà mantenuto lo stato attuale. In pratica, i Comuni potranno intervenire soltanto nel caso non venga chiesto il rinnovo della concessione, cosa che succede ben di rado. Ha vinto la lobby dei proprietari di stabilimenti balneari, e permane una deformazione dell´offerta turistica ligure che, come dimostrano gli ultimi dati, non incontra il favore dei consumatori».
Infine i gestori balneari. Riccardo Borgo, presidente del Sib, Sindacato Italiano Balneari, a cui aderiscono circa 10.000 aziende turistico-balneari diffuse su tutte le coste italiane, dice: «La legge è giusta, punta a differenziare l´offerta senza forzature. Non dimentichiamo che molti Comuni hanno rilasciato le concessioni proprio per disfarsi delle spiagge libere: tenerle pulite e con un minimo di sorveglianza ha un costo». (c.mal.)

(18 agosto 2008)