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Libri

MANIFESTO CYBORG

Titolo:
MANIFESTO CYBORG
Autore:
Haraway D.
Casa editrice:
Feltrinelli
Data di pubblicazione:
1995
"L'avere corpo è una protesi significante". 
È questo il senso profondo del testo: restituire il corpo al corpo umano.
Ridescriverlo, reinventarlo a partire dall'analisi della realtà ibrida del cyborg: la commistione tra corpo umano e macchina.
Un'ibridazione che supera la differenza tra i generi sessuali e sociali.
In questo senso, il cyborg è il territorio di confine, la terra di nessuno (ma che tutti vogliono) dove si svolge la nogoziazione dei modi e dei valori della produzione, della riproduzione e dell'immaginazione.

La tecnologizzazione del lavoro femminile, per esempio, dagli elettrodomestici al telelavoro, riscrive i ruoli della domesticità all'interno delle unità socio-economiche di base: la coppia, la famiglia.
Il precariato diventa il "paesaggio" sociale per una economia che pone l'esistenza "(...) al limite dell'osceno, del fuori posto...".
Le donne diventano il genere sessuale sociale con il quale identificare la povertà, la "mancanza" - una metonimia di freudiana memoria.
 
Il maschile ed il femminile, il corpo stesso, perde significato destabilizzando profondamente le identità delle persone, confondendo i bisogni e le auto-percezioni del Sé.
Costringendo ad una "femminilizzazione" del lavoro, come negli Stati Uniti, dove, la "sotto-occupazione degli uomini neri [rende] vulnerabilissima la loro posizione nel quadro dell'economia salariata". E così "i lavori stabili diventano un'eccezione".

Ma la contaminazione profonda tra corpo umano e macchina rende del tutto ambiguo anche il limite tra naturale ed artificiale, tra mente e corpo. Il processo coinvolge il concetto stesso di scienza, di malattia, di salute e di organismo. Siamo visti, studiati, sezionati nelle microimmagini di un interno sempre più "scoperto" e sempre meno "conosciuto e riconoscibile". Il nostro stesso corpo è sempre meno posizionabile nel panorama della contemporaneità.

"Haraway rappresenta l'eterogeneità e l'iconoclastia americane più assolute, nel senso di più avventurose" (Braidotti R, Introduzione)
L'avventura del cyberfemminismo è proprio quella di ripensare l'identità sessuata, posizionandosi "al centro stesso del paradosso del soggetto postmoderno": non più definirsi sulla base della dicotomia maschile/femminile. Piuttosto cercarsi e identificarsi nella molteplicità delle soggettività femminili: molto più sfuggenti e capaci di trasformazioni, di sfumature, di fantasiose esistenze dense di significato.
Il cyborg diventa il luogo-non-luogo della ridefinizione e della contrattazione di un Sé non più gerarchicamente determinato.