Il giornalista, disabile, conduce da anni la battaglia per l'accessibilità dell'ormai famoso ponte di Calatrava a Venezia, la cui inaugurazione è prevista per il prossimo 18 settembre. «Mi sorprende la decisione del Comune di Venezia, dovrebbe essere il sindaco Massimo Cacciari in persona a non voler inaugurare il ponte di Calatrava senza l'ovovia»

VENEZIA - «L'ovovia non è che un ripiego, ci mette 17 minuti ad attraversare il ponte di Calatrava. Ma appena sarà in funzione la voglio provare!». Franco Bomprezzi, giornalista, disabile, direttore della rivista «Mobilità », non ha dubbi, come riportato dal Corriere del Veneto dell'altro giorno: «Mi sorprende la decisione del Comune di Venezia, dovrebbe essere il sindaco Massimo Cacciari in persona a non voler inaugurare il ponte di Calatrava senza l'ovovia». Per Bomprezzi l'ovovia rappresenta il simbolo di una battaglia in nome del diritto di tutti alla mobilità: «Ho seguito la vicenda fin dall'inizio - spiega - venni con una delegazione dall'ex sindaco Paolo Costa, all'epoca si diceva che i disabili potevano usare il vaporetto». Una soluzione che di sicuro in molti preferiranno, dato che ci impiega solo tre minuti da piazzale Roma alla stazione e non 17 come il supporto per disabili. «Inoltre - aggiunge il giornalista - non fermandosi alla sommità del ponte non permette di guardare lo splendido panorama che è quello che tutti invece faranno». L'ovovia, dunque, è per le associazioni dei disabili l'emblema della conquista di diritti civili e sociali. «Al giorno d'oggi ognuno deve poter godere di un'opera pubblica - prosegue Bomprezzi - credo che rinviare l'inaugurazione del ponte sia un atto di civiltà. Non fosse così, sarebbe un'occasione persa per Venezia: già la questione del quarto passaggio sul Canal Grande è nata male, così rischia di finire peggio». Bomprezzi ritorna quindi sulla storia dell'ovovia e sulla pressione fatta nel 2004 perché si mettesse mano al progetto originale dell'architetto Santiago Calatrava che non prevedeva supporti per i disabili. «Avere l'ovovia è parte di una battaglia dal senso profondo- spiega - e anche senza tirare in ballo le leggi nazionali e europee, sono dell'idea che oggi non si possa prescindere da quel supporto». (G.B.)
(24 agosto 2008)




