La Fondazione Zancan dà voce ai protagonisti nella ricerca ''Il futuro del volontariato'': restano salde le motivazioni etiche, ma ci sono anche delle difficoltà, dal rapporto con le istituzioni allo scarso interesse dei giovani

PADOVA - Dei volontari in Italia si sa quanti sono, che età hanno, quale il loro titolo di studio ma non si conoscono i loro pensieri e opinioni sul mondo del volontariato in cui vivono e operano. Questo esercito pacifico che conta un milione e 125 mila persone (secondo i dati della Quarta rilevazione Fivol, anno 2006) è rimasto sostanzialmente silenzioso, almeno fino ad ora. A dare voce ai volontari ci ha pensato infatti la Fondazione "E. Zancan" onlus di Padova, che ha presentato la prima ricerca nazionale che coinvolge direttamente i volontari. Lo studio, dal titolo "Il futuro del volontariato", è stato realizzato somministrando questionari a 1.424 persone, selezionate grazie alla collaborazione di Csvnet, dei Centri servizio per il volontariato e di numerose associazioni coinvolte direttamente. Il che ha reso possibile un campionamento rappresentativo di tutto il territorio nazionale.
Nel complesso, secondo la ricerca i volontari non percepiscono una crisi dei propri valori: le motivazioni etiche, gli obiettivi di carattere comunitario, la gratuità e la solidarietà sono preservati. E allo stesso modo credono ancora nel loro ruolo di anticipazione dei nuovi bisogni, di integrazione e miglioramento dei servizi, di tutela dei diritti. Ma alcune difficoltà risultano evidenti: la mancanza di lavoro di rete tra organizzazioni, ad esempio, è vista come un limite al ruolo anticipatore di risposte ai nuovi bisogni (30%), mentre l'incapacità di esprimere una rappresentanza unitaria sembra mettere in crisi il ruolo "politico" del volontariato (40% di risposte "Molto/Moltissimo").
Anche i numerosi vincoli burocratici sono ritenuti un problema (32%). Complesso e contraddittorio risulta poi il rapporto con le istituzioni: i volontari ritengono di non riuscire a stimolarle affinché si assumano le proprie responsabilità (54%) e denunciano la mancanza di rispetto per l'identità del volontariato (41%), la confusione nei ruoli e nei compiti (31%) e il pericolo che il no profit si sostituisca agli enti pubblici nel garantire i servizi essenziali e i diritti delle persone (33%). Altro tema delicato è quello dei giovani, che risultano poco coinvolti: le motivazioni principali, a detta degli intervistati, stanno nel fatto che la scuola non promuove la partecipazione a esperienze di gratuità (50% di risposte "Molto/Moltissimo") e che le nuove generazioni sono indifferenti o rassegnate di fronte alle scelte politiche (42%). Inoltre, la precarietà del lavoro non facilita forme di volontariato continuativo (44%).
Uno sguardo ai problemi, ma uno anche alle potenzialità e le priorità per il futuro: i volontari segnalano in particolare la necessità di diffondere una cultura della solidarietà e della cittadinanza, di essere portavoce delle esigenze dei più deboli e di saper comunicare adeguatamente le proprie azioni. Risulta infine evidente l'esigenza di nuove forme di collaborazione anche con gli altri enti del terzo settore, finalizzate a bisogni specifici per rispondere meglio alle esigenze del territorio. (gig)
(20 settembre 2009)





