Il presidente della Fondazione Zancan commenta i risultati dell'indagine sul futuro del volontariato: ''Per i diretti interessati non c'è crisi, ma questo significa mancanza di autocritica''

PADOVA - Interessati e collaborativi nell'esprimere opinioni, giudizi e valutazioni personali sul ruolo del no profit: i volontari italiani hanno dimostrato di avere qualcosa da dire e di voler essere ascoltati. È questo il principale risultato della ricerca "Il futuro del volontariato" redatta dalla Fondazione E. Zancan di Padova con il contributo di 33 dei 77 Csv italiani e di altre associazioni.
"Chiedersi quale sia il futuro del volontariato è un atto volutamente provocatorio - spiega il direttore scientifico della Fondazione, Tiziano Vecchiato -. Non c'è dubbio infatti che l'impegno volontario per gli altri avrà un futuro, ma siamo certi che focalizzare i punti di forza e di debolezza servirà a guardare avanti con maggiore consapevolezza e vigore strategico". E il presidente della Fondazione, monsignor Giuseppe Pasini, aggiunge: "Abbiamo voluto questa indagine perché avevamo l'impressione che il volontariato fosse in crisi. Infatti riscontravamo il calo numerico dei volontari, la mancanza di apporto giovanile, una sorta di ‘inquinamento' dell'azione volontaria (con l'introduzione di compensi sottoforma di rimborsi spese) e una crescente incertezza sui valori stessi del volontariato". Dall'indagine è emerso però che i diretti interessati, pur riconoscendo alcuni problemi, non ritengono ci sia effettivamente una crisi. "Questo significa - riflette Pasini - da un lato che non tengono abbastanza conto delle contraddizioni presenti nel mondo in cui vivono, poiché non si possono negare delle criticità esistenti ed evidenti, dall'altro che c'è scarsa autocritica, poiché si tende ad attribuire all'esterno le colpe per i problemi che sono anche interni al volontariato, uno su tutti lo scarso interesse delle nuove generazioni".
Un'ulteriore chiave di lettura è quella del presidente di Csvnet (Coordinamento dei centri servizio per il volontariato) Marco Granelli, secondo cui "i risultati della ricerca indicano una complessità del mondo del volontariato che è anche indice di grande vitalità dei volontari di base, che desiderano avere un ruolo politico e di cambiamento. La cosa difficile ora è costruire delle modalità per facilitare questo ruolo attraverso strumenti che siano di democrazia e partecipazione, ma che siano anche efficaci". E sul ruolo dei Csv sottolinea: "Emerge il desiderio di partecipare maggiormente alla programmazione da parte delle organizzazioni di volontariato. Questo è un segno positivo su cui intendiamo lavorare, a partire da alcune eccellenze già presenti". (gig)
(20 settembre 2009)





