L'iniziativa è della Federazione delle Associazioni Sociali che ha condotto un'indagine su 44 organizzazioni aderenti impegnate a favore delle persone disabili. E annunciano una campagna di sensibilizzazione

ROMA - "Come si dice disabilità?". Se lo sono chieste le organizzazioni sociali aderenti alla Federazione delle Associazioni Sociali della Provincia di Bolzano che ha effettuato un'indagine al fine di definire alcuni termini per parlare di disabilità in modo appropriato e non discriminatorio tra 44 organizzazioni sociali aderenti, tante di queste attive a favore delle persone disabili, invalide o con diverse malattie. Un'iniziativa, spiegano dalla Federazione, pensata in vista di "una campagna di sensibilizzazione per invitare associazioni, mass media, enti pubblici e privati, singoli cittadini ad adottare queste proposte nella terminologia legislativa e nel linguaggio quotidiano".
"Le persone disabili - spiega la Federazione in un comunicato - sono state definite in molti modi: da persone con "handicap" a persone "diversamente abili". Se "diversamente abile" è una definizione rispettosa, anche se non corrisponde al vero, perché ogni uomo o donna è diverso dagli altri - non sono solo le persone con disabilità ad essere diverse dalle altre -, "handicap" può risultare discriminatorio". In Inghilterra, infatti, si tratterebbe secondo la Federazione di una parola offensiva "cap in the hand - spiegano -, che sta per "chiedere l'elemosina", una condizione che non richiama di certo alle pari opportunità per tutti. Questa definizione, tra l'altro, non rientra più nel vocabolario adottato dall'Organizzazione mondiale della sanità". Dalla ricerca, la terminologia suggerita risulta essere "persone disabili" o "persone con disabilità". "Il termine "persone con disabilità" risulta adatto - ha spiegato Stefan Hofer, presidente della Federazione delle Associazioni Sociali - perché viene messo in risalto il fatto che prima di tutto viene la persona e lo svantaggio è solo un aspetto della sua vita, tra gli altri. Ciò viene ben espresso per esempio nel termine "people first" utilizzato per esprimere il movimento politico che rappresenta gli interessi delle persone con difficoltà di Apprendimento". Secondo Hofer, il linguaggio può dunque fare la differenza: "Troppo spesso si è contrapposto il termine "sano" o "normale" a quello di "disabile", ma oggi non è più così, è normale essere diversi, e molte persone disabili si sentono sane, realizzate, felici, pur nelle limitazioni della vita quotidiana e le molte barriere concrete e mentali ancora da superare".
Lo studio ha messo in evidenza, inoltre, che in ambito pubblico "regna incertezza e confusione", e non di rado vengono utilizzate diverse definizioni. Un differente utilizzo sia a livello regionale che culturale. "Anche il documento dell'Organizzazione mondiale della sanità che ha per titolo "International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF)" - spiega la Federazione -- non si è rivelato particolarmente adeguato per un uso quotidiano dei termini". La Federazione, infine, propone una terminologia corretta e non discriminatoria. Oltre a persona con disabilità, le diverse organizzazioni che hanno partecipato all'indagine propongono "persone con disabilità sensoriali" per indicare persone con disturbi della vista o dell'udito (e non audioleso o sordo), "persone con disabilità motorie" per definire persone che hanno subito limitazioni motorie a causa di un incidente o di una malattia (e non mutilato), "persone con difficoltà di apprendimento" per nominare persone con problemi intellettivi (e non ritardo mentale o ritardo intellettivo), "persone con una malattia psichica" per indicare persone con problemi psichici (e non malato di mente o disabile mentale). "Importante - spiegano - è saper distinguere tra la persona e la sua situazione, evitando il rischio di trasformare in aggettivi caratterizzanti (ad esempio autistico) quei termini specifici che si riferiscono alla situazione di disabilità (quindi persona con autismo)". L'obiettivo del progetto, spiegano, è l'utilizzo di una terminologia comune riferita alla materia disabilità. "Il direttivo della Federazione auspica che queste definizioni, nate da un confronto tra le organizzazioni di persone disabili, trovino applicazione in tutti i testi di legge, nei quotidiani e nelle riviste specializzate, nella documentazione delle diverse organizzazioni e degli uffici competenti".
(31 agosto 2010)





