Al convegno di Palermo "Fai un salto per ricominciare. Lo sport è solo l'inizio" le testimonianze di tre disabili: Ninni Gambino, Giovanni Battista Bonaccorso e Antonino Lisotta. "Attraverso lo sport sono riuscito a rinascere a poco a poco. E' una grande risorsa"

PALERMO - Attraverso lo sport si può superare il dramma e la sofferenza di chi è rimasto dopo un infortunio grave disabile per sempre. È la testimonianza di tre persone disabili raccolte all'interno del convegno di Inail e Cip su sport e disabilità tenutosi a Palermo. Sono le storie di Ninni Gambino, Giovanni Battista Bonaccorso e Antonino Lisotta. "Dalla mia sfortuna ho avuto la fortuna, grazie all'Inail e alla mia famiglia, di dedicarmi agli altri attraverso la pratica sportiva - ha raccontato Ninni Gambino, vicepresidente del Cip regionale -. Sono un istruttore di nuoto è cerco ogni giorno di trasmettere ai giovani disabili la grande voglia di vivere. Il vero traguardo è quando riesci a fare compiere 50 metri a nuoto a chi è affetto da disabilità molto gravi. Affinché un disabile oggi possa considerarsi normale e uguale agli altri occorre che gli vengano date le possibilità per farlo. Lo sport deve contribuire ad abbattere assolutamente tutte le barriere fra chi è disabile e chi non lo è a partire dall'accessibilità degli impianti che in una città come Palermo è molto difficile".
"Mi sono chiesto nella mia vita se ho percorso più il tunnel del destino o del futuro - ha aggiunto Giovanni Battista Bonaccorso, disabile del lavoro, vedovo e con una figlia a carico -. Attraverso lo sport sono riuscito a rinascere a poco a poco per questo lo ritengo una grandissima risorsa peri abbattere ogni forma di disuguaglianza". "I veri protagonisti oggi siamo noi che ci siamo rimessi in gioco dopo il nostro trauma - ha continuato Antonino Lisotta, campione paraolimpico di tiro con l'arco -. Sappiamo che c'è ancora tanto da fare ma quelle che ancora dobbiamo abbattere sono oltre alle barriere architettoniche le barriere mentali. Lavoro nell'ambito dell'inserimento dei disabili nello sport ed il mio compito è quello di fare capire ai giovani che la vita è bella e non va sprecata. Per costruire insieme una civiltà sportiva all'insegna della normalità abbiamo bisogno oltre che dell'Inail, del Cip e delle istituzioni soprattutto di tutta la società civile". (set)
(17 febbraio 2010)





