Dopo essersi cimentato fra le vie del centro storico di Palermo a fotografare edicole votive e sacri vuoti, Sebastiano Catalano ci riprova puntando l´obiettivo sulle vicende e sui luoghi del manicomio palermitano. Il risultato è una libro raccolta, dal titolo esaustivo "Le stanze ferite, dalla Real casa dei matti al manicomio di Palermo". I particolari sul quotidiano "La Repubblica"

PALERMO - Dopo essersi cimentato, fra le viuzze del centro storico di Palermo, a fotografare "Edicole votive e Sacri vuoti", Sebastiano Catalano ora ci riprova puntando l´obiettivo sulle vicende e sui luoghi del manicomio palermitano. Ne è venuto fuori un libro assai corposo dal titolo suggestivo "Le stanze ferite, dalla Real casa dei matti al manicomio di Palermo" (Offset studio, 338 pagine, 60 euro). Un excursus storico che va dal lebbrosario di San Giovanni (via San Cappello, zona Corso dei Mille), alla Real casa dei matti di corso Pisani, alla Vignicella (contrada compresa tra l´Uscibene e la via La Loggia) per finire ai vicini fabbricati manicomiali di via Pindemonte progettati dall´architetto Francesco Palazzotto e costruiti dall´impresa del commendator Michele Utveggio.
Una ricerca e uno studio penetranti ed articolati che hanno dimostrato come un autodidatta "per vanto", come Catalano si definisce, sia riuscito in un'impresa non facile coniugando curiosità e passione civile, conoscenza dei luoghi e voglia di tramandarne la memoria. Non è un libro sui matti o sulla pazzia è, piuttosto, un caleidoscopio di immagini del passato contrapposte con quelle attuali. È un viaggio lungo le sedi di ieri e di oggi nelle quali emergono vere e proprie opere d´arte, luoghi di culto, graffiti, meravigliose piante e una galleria sotterranea (sistema decauville) che unisce padiglioni fra loro distaccati. Ed ancora arredamenti, maioliche, affreschi, pavimenti, giardini, perfino le pitture su tela dei "folli". Ma è anche un viaggio per riscoprire "strumenti di lavoro", per fortuna dimenticati ed eufemisticamente definiti "mezzi di contenzione".
Ed ecco le camice di forza, le traverse in tela, guanti con traversine, mostruose apparecchiature per elettroshock, celle di isolamento con squallidi ed orribili lettini in ferro. Un armamentario largamente in uso per "curare" i malati di mente, fino all'entrata in vigore della provvida legge 180 del 1978 (legge Basaglia). Una rivoluzionaria normativa che ha chiuso definitivamente i manicomi quali luoghi di dolore e di tortura (si deve al barone Pietro Pisani se furono eliminati ed attenuate la bastonatura e l´uso delle catene) che hanno offeso, per secoli, la dignità dell'uomo ed ucciso ogni speranza di vera assistenza sanitaria psichiatrica e di reinserimento nella società. Il grande nuovo manicomio di Palermo, cioè quello di via Pindemonte, riuscì ad ospitare, per anni, anche oltre duemila ricoverati, l´ultimo è stato dimesso nel 2001.
Ovviamente Sebastiano Catalano ci descrive un manicomio che non c´è più e ci racconta, non solo con le immagini, quanti e quali progressi sono stati compiuti, sia pure in tempi non certi brevi, per modernizzare, non solo sotto il profilo edilizio, un settore che comunque veniva (e viene), con un certo manicheismo, definito luogo di diversità, di "follia", in contrapposizione alla "normalità" di chi viveva al di qua delle inferriate e dei cancelli. Paradossi inaccettabili, emblematicamente e plasticamente rappresentati, ancora oggi, da due enormi orologi, posti nella facciata della già Real casa dei matti di corso Pisani, significativamente dedicati uno ai "saggi" ed uno, solare, ai "folli". Come se il tempo scorresse a due marce diverse a seconda della condizione mentale degli individui.
Dopo la legge Basaglia quei luoghi di tristezza e dolore, hanno subito rifacimenti e restauri ed il manicomio è stato trasformato oltre che in un interessante spazio museale di archeologia industriale (fondato dal defunto ingegner Domenico Muzio), in sede di uffici ed ambulatori dell´Ausl 6, per curare davvero la gente. (Lino Buscemi - La Repubblica)
(23 febbraio 2009)




