SuperAbile

Sicilia


SuperAbile regionale

Benvenuto nella comunità di SuperAbile. Accedi alle tue aree personalizzabili:


SUPERABILE MULTIMEDIA

COMMUNITY

Superabile Magazine

Per saperne di più

Inail per l'integrazione delle persone straniere

Call Center

Contatta Superabile


News

Catania in festa per Sant'Agata: Crisafulli: "La nostra partenza è rinviata"

La decisione, dopo l'appello del vescovo, in "segno di rispetto verso l'intera città": al via mercoledì tre giorni di festeggiamenti in onore della santa patrona. Pietro Crisafulli: "Partiremo dopo, a meno che non arrivi il progetto di assistenza che abbiamo chiesto". Polemica con la regione Sicilia sulla qualità del servizio fornito

Una navetta per gli spostamenti di Salvatore Crisafulli

ROMA - Prima Sant'Agata e la sua festa, poi la partenza verso il Belgio. E' slittato di una settimana il minacciato viaggio di Salvatore Crisafulli verso l'eutanasia in una clinica di Bruxelles: il clamore suscitato dalla vicenda e gli appelli lanciati da associazioni e politici, negli ultimi giorni, perché fosse verificata la portata e la qualità dell'assistenza fornita a domicilio, hanno spinto lo stesso Salvatore e l'intera famiglia Crisafulli ad accogliere la richiesta del vescovo di Catania di mettere da parte, almeno per il momento, l'idea del viaggio verso il Belgio. "Il vescovo - dice Pietro Crisafulli, protagonista dello sfogo disperato dei giorni scorsi - ci ha chiesto di rimanere a Catania nei giorni della festa di Sant'Agata: ci abbiamo pensato molto e per un senso di rispetto nei confronti della città abbiamo deciso di accettare".

Dal 3 al 5 febbraio di ogni anno, Catania si veste a festa per il ricordo della sua patrona: una giovane santa - venerata come vergine e martire -. nata, vissuta e morta proprio nella città etnea alla metà del terzo secolo dopo Cristo. Tre giorni di culto, devozione, folclore e tradizione, con una partecipazione popolare imponente: un misto di sacro e profano, dove la fede convive e si esprime anche con la gioia e l'allegria frivola e mondana. "La partenza di un cittadino catanese verso la morte - dice Pietro - avrebbe portato sconforto alla città intera, e proprio alla vigilia della festa: in segno di rispetto, anche verso le aspettative di quanti nell'ambito della festa lavorano e investono tempo e denaro, abbiamo deciso insieme a Salvatore di rinviare la partenza. Non vogliamo recare danno alla città di Catania". Il viaggio rimane però nelle intenzioni della famiglia, a meno che "non arrivi finalmente un progetto di assistenza personalizzato e di buona qualità a domicilio per Salvatore".

Da questo punto di vista, Pietro Crisafulli - a distanza di qualche giorno dal suo disperato appello - ringrazia quanti hanno speso parole positive, ribadisce la posizione della famiglia e replica alle dichiarazioni dei responsabili politici della regione Sicilia e del comune di Catania secondo i quali l'assistenza viene garantita in modo sufficiente. "Non chiediamo soldi - afferma - ma vogliamo semplicemente che Salvatore venga seguito in modo adeguato: è una vera contraddizione che ci dicano che ci sono i soldi per un'assistenza fornita a spese della Regione in una struttura e quegli stessi soldi non ci sono per fornire l'assistenza a casa". Tanto più che, a domicilio, "risparmierebbero una barca di quattrini". Pietro ricorda con piacere la "solidarietà" avuta dalla comunità Papa Giovanni XXIII - che immediatamente nei giorni scorsi si era offerta di ospitare Salvatore in una delle sue strutture - ma precisa semplicemente che "non è quello che chiediamo: nelle altre regioni esistono piani di assistenza qualificata a domicilio, e anche per Salvatore questo potrebbe essere possibile. A chiederlo è lui e a chiederlo siamo anche noi: io, che sono il curatore speciale, e mia madre, che è il suo tutore". E con questo, risponde anche a quanti avevano chiesto la nomina di un curatore per Salvatore: "C'è già il curatore: sono io", dice Pietro.

La regione Sicilia e il comune di Catania hanno ribadito nelle ore passate che la famiglia Crisafulli non è mai stata abbandonata e un'assistenza è garantita sette giorni su sette. "Si - ribatte Pietro - è vero, ma è solo una parte della verità: l'assistenza fornita a Salvatore è quella che si dà a tutti i vecchietti, è cioè una semplice assistenza di base che è data alle persone anziane. La situazione di mio fratello è ben diversa, l'assistenza che una persona con una grave cerebrolesione acquisita deve avere è ben diversa. Tanto più - precisa - che Salvatore è una persona giovane, e dunque ha margini di miglioramento". "E' vero che l'infermiere viene sette giorni su sette - continua Pietro Crisafulli - ma viene, sta qualche minuto per l'assistenza di base e poi se ne va; è vero che il fisioterapista viene, ma sta il tempo degli esercizi e poi se ne va. Il logopedista no, quello lo aspettiamo da anni, non è mai venuto: ma in generale manca un progetto unico e coordinato, manca una prospettiva. Nei giorni scorsi il presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo ha confermato ciò che dicevamo: la regione non può dare l'assistenza che noi chiediamo".

La vicenda della famiglia Crisafulli, comunque, rispetto ad appena quattro giorni fa è per lo meno tornata al centro dell'attenzione mediatica. Pietro è stato invitato in numerose trasmissioni televisive (fra oggi e domani sarà a "Mattino cinque", a "I fatti vostri", a "Uno mattina") e anche a Catania numerosi sono i cronisti e i fotografi che incontrano la famiglia, al punto che "Salvatore - ammette Pietro - è un po' agitato", anche se fermo sulla necessità di questa iniziativa. I Crisafulli, almeno per il momento, restano dunque a Catania. E dopo la festa di Sant'Agata? "Partiamo certamente". "A meno che...?". "A meno che non sia firmato e accettato per Salvatore un progetto di assistenza 24 ore su 24. O almeno per 12 ore...". (Stefano Caredda)

(1 febbraio 2010)

Salvatore Crisafulli morirà in Belgio. L'intervista al fratello Pietro

intervista audioSalvatore Crisafulli si risveglia nel 2005 dallo stato vegetativo che gli era stato diagnosticato: ha sempre urlato la sua voglia di vivere ma non ha mai ottenuto l'assistenza di cui ha bisogno, nonostante le infinite richieste. Ora si sente abbandonato e tenta il gesto estremo: l'eutanasia tramite iniezione letale a Bruxelles. Il giorno stabilito è martedì 9 febbraio ad un anno esatto dalla morte di Eluana Englaro

Crisafulli, primi appelli. Pietro: "E' troppo tardi"

mani che si accarezzanoGiornalisti e parlamentari contattano il fratello di Salvatore dopo il suo annuncio. Ma lui: "Mandano i Nas? Li ho chiamati dal 2008 e non hanno fatto niente". E sul viaggio: "In Belgio hanno l'eutanasia ma anche un'assistenza che noi ci sogniamo"

"Andrò a morire in Belgio". La disperata sfida di Crisafulli

Salvatore Crisafulli con suo fratello PietroSalvatore si risvegliò nel 2005 dallo stato vegetativo che gli era stato diagnosticato: ha sempre urlato la sua voglia di vivere. Ora si sente abbandonato e tenta il gesto estremo. Il fratello Pietro: "Ci è stata negata ogni assistenza"

Crisafulli, la rabbia del fratello: "Dai politici solo promesse"

Salvatore CrisafulliIl fratello Pietro accusa: promesse mancate dal presidente della regione Sicilia Lombardo e dal presidente del Consiglio Berlusconi. Senza assistenza, Salvatore ha scelto l'eutanasia in Belgio

Crisafulli, il fratello: "Salvatore non morirà per fame, come Eluana"

Salvatore Crisafulli con la madreSalvatore Crisafulli morirà in Belgio. La partenza è fissata per domenica prossima, 31 gennaio. Il giorno deciso per la morte è martedì 9 febbraio. "Le famiglie come la nostra subiscono una eutanasia di Stato"

Crisafulli, lo scandalo dell'assistenza: "Allo Stato conviene che queste persone muoiano"

Pietro e SalvatoreIl fratello di Salvatore accusa: "L'assistenza reale alle persone in stato vegetativo e a quelle con gravissime disabilità costa una montagna di soldi: denaro che le regioni e i comuni dicono di non avere"

Crisafulli, il fratello: "Difesa della vita solo a chiacchiere

Pietro e Salvatore accanto a uno striscioneLa delusione della famiglia Crisafulli nei confronti dei politici "che si dicono cattolici": "Dovrebbero vergognarsi di quanto non hanno fatto e di ciò che ci stanno spingendo a fare"