L'Anffas onlus Sicilia, alla luce degli ultimi disastrosi eventi in Abruzzo e nell'esprimere dolore, cordoglio e solidarietà alle persone colpite, chiede in una lettera informazioni sul piano di protezione civile dei Comuni della Sicilia e se, in particolare, detto piano di evacuazione della città preveda effettive specifiche misure per la sicurezza e l'aiuto alle persone con disabilità

PALERMO - Una lettera aperta quella dell'Anffas e alla luce dei fatti abruzzesi. C'è preoccupazione presso l'associazione Nazionale Famiglie di persone con Disabilità - sezione Sicilia, preoccupazione per piani di evacuazione dove la disabilità non ha il più delle volte un piano di evacuazione dedicato.
"L'Anffas onlus Sicilia "Associazione Nazionale Famiglie di persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionali", alla luce degli ultimi disastrosi eventi in Abruzzo e nell'esprimere il nostro dolore, cordoglio e solidarietà alle persone colpite, chiede alla S.V. informazioni sul piano di protezione civile dei Comuni della Sicilia e se, in particolare, detto piano di evacuazione della città preveda effettive specifiche misure per la sicurezza e l'aiuto alle persone con disabilità e quali esse siano, ciò anche la fine di intraprendere, nell'ambito associativo ed oltre, le opportune iniziative di informazione, anche in collaborazione con gli uffici di codesti Comuni".
"Desideriamo, al riguardo rammentare che la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità , all'articolo 11 ‘situazioni di rischio ed emergenze umanitarie', ci offre uno strumento normativo per il riconoscimento alla protezione secondo la legislazione in materia di sicurezza. ‘Gli Stati Parti adottano, in conformità agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario - scrivono dall'Anffas, ricordando il testo dell'articolo citato - e le norme internazionali sui diritti umani, tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità in situazioni di rischio, incluse le situazioni di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali'. In materia di protezione civile, inoltre, ci viene in soccorso l' art. 19 della Risoluzione del Parlamento Europeo del 4 settembre 2007 sulle catastrofi naturali dove si ‘sottolinea la necessità di attribuire un'attenzione particolare, in casi di catastrofi naturali, ai bisogni specifici dei disabili in tutte le azioni intraprese utilizzando i meccanismi della protezione civile'. Questo significa che anche nel quadro di un conflitto armato, gli aiuti umanitari devono, oltre che ad essere garantiti, rivolgersi anche alle persone con disabilità a seconda delle loro esigenze e capacità e che l'esercito occupante dovrebbe essere ritenuto responsabile della cura delle persone con disabilità".
"In situazioni di catastrofi naturali, infine, le operazioni - continua la missiva - di salvataggio e strumenti di prevenzione (ad esempio allarmi e vie di fuga) devono essere progettate per tutti, anche per le persone con disabilità, basandosi sui principi di Universal Design (secondo cui prodotti, ambienti e programmi devono poter essere utilizzati da tutti senza apportare alcuna modifica, adattamento o esecuzione di un disegno ad hoc). In sintesi, in situazioni di emergenza umanitaria (epidemie, scarsità di cibo e acqua, costruzione di ospedali da campo), gli aiuti devono essere accessibili proprio a tutti, indipendentemente dalla condizione di salute o dalla lontananza dai centri abitati. Significa, inoltre, che in situazioni di povertà estrema quale è qualificabile la condizione di emergenza umanitaria prorogata nel tempo, gli aiuti strutturali, anche economici, devono includere i bisogni di tutti perché la disabilità causa povertà e certamente la povertà causa disabilità".
Il Presidente, Gabriella D'acquisto
(18 maggio 2009)




