Affetto da vasculite e solo, l'uomo sarà dimesso tra pochi giorni dall'ospedale. L'appello di suor Anna Alonzo: "Non sappiamo come fare, ha bisogno di una struttura che lo accolga e lo segua nei suoi gravi problemi di salute"

PALERMO - E' stato tolto dalla strada perché era in condizioni fisiche molto gravi, si è insistito perché i medici lo curassero ma adesso rischia di tornare di nuovo sulla strada. Karel Tvaroh è affetto, infatti, da una malattia vascolare (una vasculite, in passato chiamata anche morbo di Búrger) che gli provoca una cattiva circolazione soprattutto agli arti inferiori (ma sta cominciando ad interessare anche le dita delle mani) con conseguenti ulcere sanguinanti che, a causa delle pessime condizioni igieniche in cui è costretto a vivere, si infettano e vanno in cancrena. "L'ho conosciuto una settimana fa - dice l'assistente sociale missionaria suor Anna Alonzo -. Mi è stato segnalato da una persona di un centro assistenziale di La Spezia che lo conosce da tempo, a cui evidentemente Karel aveva telefonato perché si sentiva male. L'ho trovato nel pomeriggio al pronto soccorso del Policlinico di Palermo che era da più di tre ore in attesa fuori sulla sua sedia a rotelle, con le gambe avvolte in due sacchetti di plastica perché colanti sangue e pus e in preda a una forte dissenteria che lo rendeva inavvicinabile a chicchessia". "Dopo varie sollecitazioni del personale medico - racconta suor Anna -, finalmente è stato sommariamente medicato e poi rimandato fuori. Successivamente viene deciso di inviarlo per una consulenza nel reparto di Chirurgia Plastica dell'ospedale Civico ma niente da fare perché lo riportano nuovamente al Policlinico". "Finalmente, a mezzanotte e mezza di quel giorno - prosegue suor Anna - ho ricevuto una sua telefonata al cellulare in cui mi comunicava che finalmente forse lo ricoveravano al Policlinico. Dopo uno sballottamento tra più reparti, infatti, è stato poi accolto nel reparto di Medicina II, al 2° piano, stanza 4 dove si trova attualmente".
Adesso dopo essere stato sottoposto alle medicazioni del caso, sta evidentemente migliorando tanto da potere essere già dimesso al massimo tra due o tre giorni. "Con le dovute terapie e soprattutto curando l'igiene e l'alimentazione forse si potrà evitare l'amputazione degli arti - continua l'assistente sociale missionaria -, così mi ha assicurato il prof. Rimi, primario del reparto, peraltro gentilissimo e disponibile a riaccoglierlo in caso di peggioramento delle sue condizioni. Il problema è che Karel non ha alcun reddito, non è in grado di pagare un affitto di casa e ha bisogno di una assistenza sanitaria continua. Ma soprattutto ha bisogno di sentire attorno a sé rispetto e affetto, a cui è sensibilissimo". Si è già attivata la corsa contro il tempo per cercare qualche centro di accoglienza dove possa essere accolto e assistito. "Tra pochi giorni lo dimettono dall'ospedale e non sappiamo come fare - dice Anna Alonzo -. Ha bisogno di una struttura che lo accolga e lo segua nei suoi problemi di salute. Finora non siamo riusciti a trovare ancora alcuna disponibilità".
Karel Tvaroh ha circa 60 anni ed è originario della repubblica ceca, da 14 anni si trova in Italia, dove ha lavorato (sempre in nero) in ristoranti facendo piccoli lavori saltuari. In quest'ultimo periodo ha vissuto di sola elemosina ed è rimasto per la strada, non essendo riuscito più a pagare l'affitto e soprattutto non essendo stato più in grado per motivi di salute di salire le scale che lo portavano nella sua abitazione. Sembra colto, di buone maniere, sempre gentile e pronto a ringraziare per qualsiasi attenzione. Non ha reti parentali di alcun genere, neanche nel suo Paese, dove forse vive ancora una sorella con cui non è stato mai in rapporto. Aveva una compagna connazionale, con cui viveva in un camper nei pressi di piazza Marina. Da quando ha iniziato a stare male la compagna l'ha lasciato ed è rimasto completamente solo. (set)
(23 luglio 2010)




