Compie 45 anni l'uomo che nel gennaio scorso minacciò di praticare l'eutanasia in Belgio: dalla famiglia una casa più grande, dal comune una migliore assistenza. Anche se non mancano gli imprevisti

ROMA - Festeggerà il suo 45esimo compleanno sul palco di piazza Duomo a Catania lanciando ancora una volta il suo messaggio di speranza e di lotta, per un'assistenza dignitosa e una vita da vivere. Salvatore Crisafulli torna in campo alcuni mesi dopo la vicenda della minacciata eutanasia in Belgio che lo portò sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Ma cosa è cambiato, in questi otto mesi, nella vita concreta di Salvatore? La maggiore assistenza che gli era stata promessa è stata effettivamente fornita? La "provocazione" del gennaio scorso è servita o, al di là del fiume di parole di quelle settimane, non è cambiato nulla? Lo abbiamo chiesto al fratello Pietro, che da anni si fa portavoce della situazione del fratello e di quella dell'intera sua famiglia.
"La differenza più grande - ci dice - rispetto a otto mesi fa è che Salvatore oggi ha cambiato abitazione, non vive più cioè nella casa al centro di Catania nella quale la mia famiglia era cresciuta". "Non si è trattato però - precisa subito - di un aiuto ricevuto: semplicemente nostra madre ha venduto quella e ne abbiamo comprata un'altra in una zona più tranquilla, al piano terreno, molto più grande". Con evidenti vantaggi anche per la sistemazione di Salvatore, per la gestione della sua presenza in casa, per la possibilità di farlo entrare e uscire in modo più agevole.
Dal punto di vista dell'assistenza, invece, Pietro Crisafulli segnala che "alcuni miglioramenti, per fortuna, ci sono stati". Nel dettaglio, "oggi abbiamo un servizio di assistenza con un operatore presente tutti i giorni, al mattino, per quattro ore, e per due giorni alla settimana per ulteriori due ore al pomeriggio". Un'assistenza, questa, ricevuta attraverso i servizi del comune di Catania. "Anche il servizio sanitario - dice - è aumentato: ci sono i fisioterapisti che a turno garantiscono una presenza e, da tre mesi a questa parte, c'è la novità della presenza giornaliera anche del logopedista". Alcuni risultati, dunque, sono stati raggiunti e la condizione di Salvatore, nei limiti della gravità della sua situazione, è migliorata. "Certo - non può fare a meno di notare Pietro - c'è sempre un po' di cattiva organizzazione: questa mattina, ad esempio, non è venuto nessuno. Sono imprevisti che di tanto in tanto capitano. In generale - ammette il fratello di Salvatore - si potrebbe fare di meglio, soprattutto sul versante della formazione degli operatori: per questi soggetti ci vorrebbe un'attenzione molto particolare. Ma andiamo avanti ugualmente". (ska)
(6 settembre 2010)





