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Interviste e personaggi

Palermo, mancano i volontari che assistono i malati oncologici

La denuncia viene da Liliana Rositani dell'associazione di assistenza Avamot: "Vogliamo continuare ad aiutare chi ha bisogno". C'è bisogno di nuovi volontari. "Noi volontari siamo pochissimi. Sulla carta siamo 20 ma a prestare assistenza siamo in 12"

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PALERMO - A lanciare l'appello è l'Avamot, l'associazione che assiste i malati oncologici terminali che non possono più giovarsi di cure destinate alla guarigione.
L'Avamot lavora in team con la Samot onlus che con il suo personale medico e paramedico specializzato si occupa di assistenza domiciliare ai pazienti affetti da malattie oncologiche terminali.
"Abbiamo bisogno di nuovi volontari disposti a dedicarsi a queste persone - dice Liliana Rositani, vice responsabile dell'Avamot -. Vogliamo continuare ad aiutare chi ha bisogno. Noi volontari siamo pochissimi. Sulla carta siamo 20 ma a prestare assistenza siamo in 12. Il nostro compito è quello di accompagnare gli ammalati, cercando di renderli sereni fino al momento della morte".

La Samot ha in carico tutti i malati in assistenza medica domiciliare, malati che non hanno la possibilità di guarigione ma che possono essere curati con cure palliative.
La Onlus oltre che del paziente si prende in cura delle famiglie avvalendosi della collaborazione dei volontari dell'Avamot.
I volontari dell'Avamot, dopo un accurato corso di formazione, intervengono dove è necessario.
I volontari lavorano spesso insieme agli psicologi della Samot per valutare il tipo di approccio che devo avere nei confronti dell'ammalato, tenendo conto del suo stato emozionale e del suo vissuto.
Liliana Rositani, dopo una formazione di due anni e mezzo, da tre anni è volontaria.
"In questo settore non ci si sente mai abbastanza formati. Attraverso questo tipo di volontariato si scopre l'importanza della relazione con l'altro che arricchisce tantissimo - racconta -. In alcuni casi il nostro stare a fianco all'ammalato è fatto anche di assoluto silenzio, in altri richiede il contatto fisico".
I volontari valorizzano l'approccio psico-tattile con il paziente che si chiama aptonomia.
Naturalmente questo avviene soltanto nell'ipotesi in cui il paziente lo richieda con estrema delicatezza di tempi e modi e senza alcuna invasione di campo.
Tra le diverse esperienze Liliana Rositani ne racconta una in particolare.
"Ho assistito accompagnandola fino al momento della morte una persona che ha avuto un infanzia e una vita molto travagliata. Durante i sei mesi di malattia, regalandole un quaderno sono riuscita ad aiutarla perché attraverso la narrazione è riuscita a fare pace con se stessa".

Non appena l'ammalato passa in ospedale il ruolo della Samot si esaurisce ma continua quello dei volontari dell'Avamot.
L'assistenza dei volontari continua, infatti, all'interno dell'"Ospice" dell'ospedale civico di Palermo, una struttura residenziale in grado di accogliere 14 pazienti.
Il servizio di volontariato in ospedale e molto diverso da quello di tipo domiciliare.
Sono pochi i volontari investiti del duplice servizio. Generalmente il volontario sceglie se prestare il servizio di assistenza a domicilio o in ospedale.
"I volontari sono pochi perché la gente ha paura dell'approccio con la morte.
L'accompagnamento del malato ti dà l'idea della pienezza della vita - continua Liliana Rositani - . All'Ospice ci si dedica a chi è veramente solo. Chi è affetto da una malattia senza possibilità di guarigione ha bisogno di essere ascoltato e accolto per quello che è. Mi sento una privilegiata perché ho la possibilità di fare questa esperienza bella e intensa della vita".
"A febbraio partirà il corso di formazione per i volontari. Mi auguro che l'Avamot possa crescere a tal punto da non permettere che qualcuno muoia più da solo - conclude -".

La Samot onlus è presente a Palermo dal 1987. L'associazione da quando è nata ha cercato di dare conforto a domicilio a circa quindicimila pazienti, migliorando la condizione psicologica di queste persone il cui stato di salute è destinato a peggiorare fino, purtroppo, alla morte.
Negli ultimi anni in team con l'Avamot le richieste di assistenza da parte dei malati e delle loro famiglie sono aumentate notevolmente. Per il momento gli assistiti sono oltre trecento.
Un numero molto alto rispetto alla quantità di personale di cui dispone la Samot che non supera gli ottanta operatori di cui solo 25 sono gli infermieri specializzati che prestano assistenza ai malati a domicilio.
L'esigenza invece di avere dei volontari che si dedicassero a questi ammalati al di là della specializzazione medica e paramedica si è manifestata cinque anni dopo con la nascita dell'Avamot.
Chi fosse interessato a partecipare al corso di formazione come volontario potrà mettersi in contatto con i responsabili dell'associazione attraverso i numeri: 339 6123783 e 329 2796034 (set)

(23 gennaio 2009)