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Interviste e personaggi

La storia di Frank, l'amicizia tra un ergastolano e un detenuto psichiatrico

Condannato per omicidio, John Jail, vincitore del premio "Carlo Castelli", si è sempre dichiarato innocente: "La detenzione è stata finora la fase della mia vita più impegnativa, pericolosa e rischiosa"

le sbarre di un carcere

PALERMO - Premiato perché attraverso il suo racconto "evoca una testimonianza di solidarietà esemplare nei confronti di un detenuto sofferente per motivi psichici - si legge nella motivazione -, incapace di avere cura di se stesso e quindi considerato ripugnante e respinto da tutti". "Il racconto inizialmente segnala il peso di una pena detentiva particolarmente gravosa - continua la motivazione -, ma poi fa soprattutto risaltare la riscoperta di nuove forti motivazioni ideali che trovano espressione nella dedizione e nell'offerta generosa di ogni possibile aiuto verso un uomo in condizioni estreme di smarrimento e di bisogno". Il racconto è di John Jail condannato all'ergastolo per omicidio anche se ha sempre dichiarato la sua innocenza. "La detenzione è stata finora la fase della mia vita più impegnativa, pericolosa e rischiosa - scrive -. Quando penso alla mia condanna ‘fine pena mai' sarebbe meglio dire che muoio, vivendo".

"In infermeria del carcere ho vissuto un'esperienza straordinaria che mi ha segnato e non dimenticherò mai per tutta la vita - racconta -. E' la storia del mio amico Frank (nome di fantasia), un gigante buono alto quasi due metri che pesava 140 Kg, condannato a 11 anni di carcere più 3 anni di manicomio giudiziale per omicidio". "Lo misero in una cella proprio di fronte alla mia, da solo, e ben presto capii il perché - continua ancora -. I detenuti non lo accolsero bene perché era ‘strano'. Non parlava con nessuno, indossava sempre gli stessi vestiti, non faceva mai la doccia. Quello che più colpiva è che si aggrappava alle sbarre della cella per poi andare avanti e indietro come un animale in gabbia". Una mattina "gli agenti della polizia penitenziaria - esasperati dalle continue lamentele dei detenuti - erano entrati nella cella di Frank e lo insultarono - scrive Jail -. Ero indignato. Come si può mettere in prigione una persona così , lasciandolo in balia di se stesso, trattandolo così male ed insultandolo persino?". Dopo qualche tempo, John Jail chiede di potere avere Frank nella sua cella. "Frank, accompagnato dai più assurdi commenti, entrò nella mia cella - scrive -. Capii subito il motivo di quella puzza: Frank non era autosufficiente; soffriva di incontinenza e quei movimenti ripetitivi erano discinesie dovute alla grande quantità di psicofarmaci che gli venivano somministrati. La gestione di Frank gradualmente diventò sempre più semplice. Iniziai con l'aiuto della direttrice sanitaria a ridurgli i farmaci che gli venivano somministrati."

Con il passare del tempo Jail scopre in Frank una persona straordinariamente sensibile. "Nove settimane dopo essere entrato nella mia cella in condizioni disperate mi accompagnò per la prima volta alla santa messa della domenica. Era ritornato ad essere una persona normale. Mi ero affezionato a lui come lui si era affezionato a me." Dopo cinque mesi Frank venne trasferito nuovamente all'Opg. "Un giorno ricevetti la notizia che mai avrei voluto ricevere: il mio amico era morto. Una morte assurda, assurda come la sua carcerazione - racconta ancora -. Era morto soffocato dal cibo. Ho continuato un rapporto epistolare con la sua mamma che continuava a ringraziarmi per come mi ero comportato con suo figlio! Non ha mai capito che Frank ha dato molto più a me di quanto io abbia potuto dare a lui". (set)

(10 novembre 2009)

John Jail, ergastolano, vince il premio "Carlo Castelli"

detenuti dietro le sbarre"Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te", il tema della seconda edizione. In concorso 145 opere dei detenuti delle carceri italiane