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L'Anio, in Sicilia, combatte da dieci anni contro le infezioni ossee

2.700 casi di infezioni ossee ogni anno in Sicilia l'associazione nazionale per le infezioni ossee (Anio) chiede di evitare i viaggi della speranza"

osteoporosi

PALERMO - 1000 sono i casi gestiti in Sicilia di infezioni ossee, in strutture non adeguate alla patologia, 1700 i casi trattati oltre lo stretto. I dati sono stati resi noti dall'Anio onlus che, recentemente ha consegnato un dossier all'assessore regionale alla sanità Massimo Russo.

Secondo il presidente nazionale della Anio - onlus Girolamo Calsabianca "La situazione in Sicilia è gravissima per la crescita dei casi ed è necessaria un presa di posizione delle istituzioni".

In Sicilia l'esborso di pertinenza ortopedica per gli affetti di questa patologia è pari ad € 16.480.518, mentre la spesa dei ricoverati fuori dalla Sicilia di pertinenza ortopedica è di 207 milioni di euro.

"Chiediamo di evitare i viaggi della speranza - sottolinea il presidente dell'Anio - e speriamo che al più presto vengano stipulati i Protocolli d'Intesa tra la Sicilia e i centri specialistici di Veneto, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte per il trattamento chirurgico delle persone affette da infezioni ossee".

La Sicilia ha il maggior numero di ambulatori decentrati presenti a Palermo, Trapani, Catania e Messina.

Italia, 6000 sono i ricoveri analizzati singolarmente per scoprire tutti i casi di infezione ossea.

"Le infezioni osteo-articolari costituiscono oggi, una delle patologie più pericolose tra quelle che si possono contrarre, giacché lo stafilococco aureo che ne è la causa, è presente nell'ambiente, ma trova un campo d'infezione ideale negli ospedali.

Le operazioni chirurgiche e il piede diabetico, rappresentano tutte delle condizioni favorevoli, perché il batterio penetri nelle ferite esposte e colpisca l'apparato scheletrico - si legge nel dossier -. Il problema principale è che, una volta infettato, il soggetto non sempre guarisce, ma la sua condizione spesso diviene permanente. Il soggetto si trasforma così in un paziente cronico la cui condizione degenera lentamente. Una terapia mirata a quel punto è insufficiente, perciò il malato richiede una terapia multidisciplinare, assai complessa da realizzarsi.

Le infezioni allungano la degenza negli ospedali". Inoltre, il paziente infetto costituisce, suo malgrado, un nuovo veicolo d'infezione intra-ospedaliera, in grado di contaminare altri malati con ferite esposte.

L'Associazione Nazionale Infezioni Osteoarticolari (Anio) combatte da dieci anni il diffondersi di questa patologia e si batte per i diritti dei malati, che vengono sostenuti attraverso un numero verde 800-688 400 a cui risponde un Centro d'Ascolto nazionale ubicato presso il CTO di Villa Sofia di Palermo.

L'Anio, fornisce il servizio di visite in regione, spostando i medici dei centri altamente specializzati del nord.

Con l'Anio collaborano tutte le strutture altamente specializzate sulla patologia per cercare di costruire una rete per lo scambio di informazioni e competenze e per evitare che il malato prima di essere adeguatamente trattato sia già recuperabile.

Nei giorni scorsi l'associazione ha inviato pure una nota al presidente della Conferenza Stato Regioni, per la mancanza di attuazione del legge n.80 del 9 marzo 2006.

"Tale legge, se attuata, darebbe un significativo taglio alle apocalittiche attese per l'accertamento d'invalidità - dice il presidente Calsabianca -, che ad oggi si attesta tra i 6 e gli 8 mesi; tra l'altro per concludere tutta la procedura, un malato deve attendere circa 18 mesi".

Da una statistica fatta sui nostri assistiti, quasi l'80% degli invalidi con accertate patologie croniche  che non necessitano di dimostrare variazioni, hanno rifatto tutta la procedura.

"Chiediamo una maggiore informazione presso gli uffici di medicina legale della ASL - dice il presidente dell'Anio -, in molte regioni è stato recepito il decreto e al sud chi lo ha in parte recepito, non ha risposto a distanza di un anno con il decreto di attuazione".

In particolare, l'art. 6 comma 3 fa riferimento alle visite di rivedibilità o controllo e prevede che i cittadini a cui è stato riconosciuta l'indennità di accompagnamento o di comunicazione e sia affetto da patologie o menomazioni ingravescenti o stabilizzate, non devono essere più sottoposti a visita di accertamento e revisione.

L'ultima battaglia è quella in cui, l'Anio Onlus  ha espresso la propria condivisione in riferimento all'audizione della Commissione Igiene e Sanità del Senato del 23/10/2008 ove è stata proposta dall'associazione Amami (Associazione Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente), una legge volta a creare un fondo per il risarcimento dei pazienti che hanno contratto infezioni ospedaliere.

"Esprimiamo solidarietà a quei medici visti come responsabili di colpe attribuite loro con superficialità e noncuranza. Teniamo altresì a precisare che il trend delle infezioni post chirurgiche mantiene una percentuale ben più alta di quella indicata. Ogni anno infatti, in Italia si contano 19.000 nuovi casi di infezioni ossee, di cui buona parte ha una provenienza post. Chirurgica" - ha sottolineato Girolamo Caslabianca -. Sosteniamo l'iniziativa per l'istituzione di questo fondo in quanto mira a tutelare il professionista garantendo il cittadino che impatta in un problema del genere. (set)

(15 dicembre 2008)