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Crisafulli, lo scandalo dell'assistenza: "Allo Stato conviene che queste persone muoiano"

Il fratello di Salvatore accusa: "L'assistenza reale alle persone in stato vegetativo e a quelle con gravissime disabilità costa una montagna di soldi: denaro che le regioni e i comuni dicono di non avere"

Pietro e Salvatore

ROMA - "E' tutto molto semplice, non ci vuole la scienza per capirlo: allo Stato conviene che queste persone muoiano". Con fare lapidario, Pietro Crisafulli spiega il motivo per cui è stato così difficile, in tutti questi anni, ricevere l'assistenza dovuta. Spiega il motivo per cui, anche in un caso così eccezionale come quello di Salvatore, anche in una vicenda che ha saputo far parlare di sé, riscuotendo successo anche fra i media, sia così difficile trovare risposte. E' difficile perché non conviene. Non conviene a nessuno. L'assistenza reale alle persone in stato vegetativo e a quelle con gravissime disabilità - dice Pietro cercando di spiegare i veri motivi che spingono la famiglia Crisafulli a minacciare ciò che fino ad ora hanno combattuto con tutte le loro forze, l'eutanasia - quell'assistenza costa una montagna di soldi: denaro che le regioni - e i comuni - dicono di non avere. Anche se poi, in realtà, gli istituti che assistono persone in quelle condizioni ricevono dalla sanità pubblica rimborsi più che consistenti: centinaia e centinaia di euro al giorno. Settecento, ottocento, quasi mille euro al giorno. Al giorno. Così tanti soldi che per i servizi domiciliari, per l'assistenza a quelle persone che rimangono nella loro casa, con i familiari più stretti, non restano che le briciole.

"Alla Asl e alla regione ci hanno detto - racconta Pietro - che non esiste in tutta Italia un piano individualizzato, un piano di ospedalizzazione domiciliare. Ma non è vero: esistono. Ci sono persone assistite 24 ore al giorno, qualcuna in altre regioni d'Italia la conosco anche personalmente.  In Sicilia no, dicono che un'assistenza così non esiste. Sai qual è il problema? Il problema - puntualizza Pietro Crisafulli - è che a Salvatore non è stato concesso questo aiuto perché se glielo avessero dato, avrebbero dovuto darlo, giustamente, anche a tutti gli altri nelle sue condizioni. E si sarebbe aperta la falla, sarebbe scoppiata la diga. Allo Stato e alla regione non conviene". E tutto rimane fermo, bloccato.. "Ottocento euro al giorno - dice ancora Crisafulli - 833 al giorno: è la cifra che viene rimborsata ad un istituto di Messina per l'assistenza ad una persona nelle condizioni di Salvatore. Spendono 833 euro al giorno - denuncia - e non sono in grado di garantire uno stipendio mensile di due mila euro ad un operatore domiciliare".

Crisafulli dimostra di avere uno sguardo d'insieme e di preoccuparsi anche della qualità del lavoro dei dipendenti delle cooperative alle quali il comune appalta il servizio di assistenza domiciliare: "Vengono pagate dal comune con sei mesi di ritardo, sono continuamente in rosso, senza la possibilità di pianificare la loro azione: è una vergogna! La qualità della loro assistenza dipende anche da questo: come fanno a fare un buon lavoro se non vengono pagati, se vivono nella precarietà, se hanno loro stessi mille problemi? C'è da stupirsi se non sanno usare le attrezzature e i macchinari?". "A Salvatore - sintetizza Pietro - è stato totalmente negato finora tutto l'aspetto del sociale: se il sanitario scarseggia, il sociale non s'è mai visto. E così, le persone in stato vegetativo e quelle con gravissime disabilità, che possono migliorare, restano sole. Abbandonate. E non migliorano. Nessuno si cura di loro. Sono delle vite perse". (ska)

(28 gennaio 2010)

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