Salvatore Crisafulli morirà in Belgio. La partenza è fissata per domenica prossima, 31 gennaio. Il giorno deciso per la morte è martedì 9 febbraio. "Le famiglie come la nostra subiscono una eutanasia di Stato"

ROMA - "Ce ne andiamo in Belgio: Salvatore non morirà per fame, come accaduto a Eluana Englaro, ma con una iniezione. Si addormenta e tutto finisce là". La partenza è fissata per domenica prossima, 31 gennaio: la destinazione è una clinica vicino Bruxelles, dove la famiglia Crisafulli può contare su alcuni amici. Il giorno deciso per la morte di Salvatore è martedì 9 febbraio. "Non si può più fare questa vita, non si può più fare: si, Salvatore morirà, ma voi, ma voi politici e non solo, bravi solo con le promesse, voi ce l'avete sulla coscienza: posso anche andare in carcere, non mi importa. Io ci vado a testa alta".
Il fratello Pietro è stanco e deluso: si sente abbandonato, ma rimane combattivo, anche oltre il limite. La difficile situazione di Salvatore, il nuovo incidente all'altro fratello Marcello, le difficoltà sempre più grandi della mamma e dell'intera famiglia nel farsi carico di una situazione così difficile, l'hanno provato duramente. Ora gioca la sua ultima carta, e se non servirà per la loro situazione, la speranza è che quanto meno serva agli altri, alle altre famiglie - conosciute in questi anni - che hanno in casa una persona in stato vegetativo o con una gravissima disabilità. La speranza è che richiamati alle loro responsabilità dal dramma denunciato a livello internazionale da Salvatore Crisafulli, chi di dovere (il governo, le regioni, le Asl) possono cambiare finalmente "un sistema sbagliato" che non assicura l'adeguata assistenza neppure a coloro che in ogni modo urlano, con la propria voglia di vivere, anche i loro diritti e i propri bisogni. "Noi siamo stati battaglieri - dice Pietro - ma ci sono famiglie che non riescono a farsi sentire, che non vengono mai assistite e che come noi subiscono sulla loro pelle una eutanasia di Stato: speriamo che il sacrificio di Salvatore possa contribuire a migliorare la loro condizione".
"Stavolta - dice Pietro parlando del viaggio previsto da Catania a Bruxelles - non passeremo neppure a Roma: l'Italia è uno schifo, non ci fermeremo da nessuna parte, andremo dritti all'estero senza perdere altro tempo. La volta scorsa le promesse di Berlusconi e di Lombardo ci hanno fermato, ma stavolta non succederà, chi credono di poter prendere in giro?". No, ripete Pietro, "stavolta non ci fermeremo, perché la verità la sappiamo tutti ed è che non cambierà nulla. Ci abbiamo creduto, abbiamo messo i nostri soldi anche per fare un'associazione che si occupasse del tema dei risvegli, ma siamo stati sommersi dalle chiacchiere. Tempo e denaro spesi per nulla. Non si può vivere in questo modo".
"Ho sacrificato tutta la mia famiglia - spiega Crisafulli - ma ora basta: mi dispiace ma non ce la facciamo più. Come tutti noi, Salvatore sta vivendo il nuovo dramma dell'incidente a Marcello: lui, che vive a letto immobilizzato, sfoga la tensione e la disperazione con un forte mal di stomaco. Se la fa addosso, si lamenta, è triste". "Anche mia madre - continua - sta sempre peggio, la sua vita è sempre più un sacrificio, non ce la fa più. Tutti noi da Natale in poi abbiamo visto le pene dell'inferno: la nostra situazione economica e psicologica è sempre più delicata. E io, io non posso sacrificare la vita dei miei quattro figli, che insieme a noi altri accudiscono Salvatore quando possono. Non posso chiedere loro tutto questo, non posso togliere loro la vita, non è giusto". "Non voglio passare - continua Pietro Crisafulli - quello che ha passato Salvatore: oggi stesso detterò il mio testamento biologico: se mi succede qualcosa, non voglio vivere in questo modo, non voglio. Non voglio implorare assistenza senza averla: Salvatore va portato via, lontano da qui, lontano da questo paese. Questo paese fa schifo". (ska)
(28 gennaio 2010)








