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Palermo, Centro Alzheimer senza fondi: gli operatori lavorano gratis

Scaduta dallo scorso ottobre la convenzione con la provincia, il centro che dà assistenza diurna a 15 anziani va avanti con 4 mila euro donati dal presidente dell'Ars Francesco Cascio

assistenza

PALERMO - Con la precisa volontà di non abbandonare i pazienti e familiari, gli operatori qualificati del Cea di Palermo, l'unico Centro Alzheimer della Sicilia occidentale, guidati dal suo responsabile Gaetano Lisciandra, hanno deciso ugualmente di continuare la loro attività di assistenza diurna anche a titolo gratuito. Dal mese di ottobre, infatti, da quando è scaduta la convenzione con la provincia, il Cea di Palermo ha continuato ad offrire assistenza diurna a circa 15 pazienti. Gli unici soldi che in tutto questo tempo sono arrivati sono stati solo 4 mila euro, donati a titolo personale dal presidente dell'Ars Francesco Cascio. Grazie a questa cifra il centro ha ripreso la sua attività il 28 gennaio e riuscirà ad andare avanti fino al 5 marzo prossimo. "L'ennesimo appello alle istituzioni è che si rendano responsabili delle gravi situazioni che si sono create - riferisce Gaetano Lisciandra - non ultimo i decessi e alcuni peggioramenti di pazienti a cui non abbiamo potuto garantire per la mancanza di fondi il tipo di assistenza che prima garantivamo".

Dal 2004 il funzionamento della struttura, che potrebbe dare assistenza circa 50 pazienti, è avvenuto soltanto a singhiozzo attraverso la convezione con la provincia. "In città ci sono circa 6 mila casi di Alzheimer - sottolinea ancora Gaetano Lisciandra -. Molti si rivolgono al nostro centro ma per mancanza di aiuti da parte delle istituzioni non possiamo rispondere ai loro bisogni. E' assurdo poi che i nostri operatori debbano continuare a lavorare a titolo gratuito". I familiari dei pazienti ospitati hanno costituito un comitato, lanciando in tutto questo tempo diversi appelli alle istituzioni, ai politici e manager dell'Asp 6 nella speranza di trovare possibili soluzioni. Inoltre sul versante normativo l'assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, non ha ottemperato a quanto stabilisce la legge regionale n. 19 del 22 dicembre 2005 al comma 13."Per le finalità di assistenza dei pazienti colpiti da Alzheimer - riporta la norma - l'assessore regionale alla Sanità attribuisce alle aziende unità sanitarie locali una quota vincolata pari ad almeno lo 0,1% dell'assegnazione finanziaria".

Fra le possibilità in campo si attendono gli esiti del bando emanato dall'Asp 6 che dovrebbe, attraverso la legge 328, destinare al centro altro personale qualificato: tre psicologi, tre amministrativi, due infermieri, un educatore professionale, quattro operatori socio-sanitario e un autista. "Purtroppo, in questo caso non potrò garantire la continuità del posto di lavoro al personale che in questo momento mi opera a titolo gratuito - precisa Lisciandra -. Non avendo alcuna voce in capitolo nella scelta di chi arriverà, purtroppo gente nuova sostituirà quello già esistente che perderà il lavoro che svolgono dal 2004". "Continuo a fare quello che ho sempre fatto nonostante tutto quello che è successo ben consapevole che perderò il posto di lavoro - dice con rammarico Giovanna Cardinale, educatrice del Cea - . Mi dispiace doverlo dire ma so benissimo che, essendo una figlia di un semplice ferroviere e non avendo alle spalle nessuno, non sarò io a ricoprire il novo incarico di educatore che ricopro dal 2004".

Intanto proseguono le iniziative previste in programma all'interno del Centro. La provincia ha contribuito insieme alla Federazione nazionale Alzheimer ad attivare dal 28 gennaio un laboratorio di danzaterapia e, a partire da oggi, un laboratorio di musicoterapia. "Si tratta di iniziative importanti - continua Lisciandra - perché si inseriscono nella terapia non farmacologia riconosciuta a livello internazionale per la sua efficacia e il beneficio che ne traggono i malati di Alzheimer".

A causa del periodo in cui il Cea non poteva più garantire la sua assistenza la moglie di un malato di Alzheimer, è stata costretta tramite i servizi sociali del comune ad inserire il marito all'interno di una casa di riposo. "Sto pagando sulla mia pelle il prezzo dell'immobilismo delle istituzioni - si sfoga Giovanna Zaffuto -. Mio marito da quando si trova in questo posto non ha le attenzioni adeguate e specifiche alla sua malattia perché anziché in una casa di cura me l'hanno portato in una casa di riposo" . Il marito della signora si trova all'interno di una casa di riposo per anziani  che non ha il personale specifico per trattare chi ha patologie mentali. Attualmente all'interno di questo istituto su 34 ospiti , cinque sono i casi di persone che invece avrebbero bisogno di cure in strutture specifiche. (Serena Termini)

(4 febbraio 2010)