Marcia indietro dopo due anni e mezzo di sperimentazione: la struttura chiuderà nelle ore notturne. Per Gisella Trinca, Associazione sarda per la riforma psichiatrica, è una "decisione politica che renderà vani i progressi degli ultimi anni"

CAGLIARI - La decisione è arrivata nei giorni scorsi, scatenando la protesta dell'Associazione sarda per la riforma psichiatrica (Asarp) e dei familiari. I vertici della Asl di Cagliari hanno deciso di sospendere il servizio di accoglienza notturno del Centro di salute mentale (Csm) di via Romagna, il gioiellino aperto nel luglio 2007 su applicazione del nuovo piano sanitario regionale in linea con la riforma Basaglia. La ragione è semplice: i medici e gli infermieri che restavano in servizio anche di notte erano sprecati per il basso numero di utenti ricoverati, molti dei quali avevano trasformato il Csm in un alloggio. A scriverlo, nero su bianco, è la direzione sanitaria dalla Asl di Cagliari che ha confermato la notizia di sospendere il servizio notturno nei padiglioni dell'ex manicomio di Villa Clara. "L'avvio sperimentale del Csm24h - si legge in una nota - ha avuto inizio nel luglio 2007, dando luogo a ospitalità notturne caratterizzate da una durata media di degenza sempre più lunga". A confermare i dati, secondo quanto dice l'azienda, sarebbero i dati sulle degenze medie nei quattro posti letto: 62 giorni per ciascun paziente, mentre negli ultimi tre mesi è rimasta a dormire una sola persona.
"Evidentemente - prosegue la nota - le esigenze di tali pazienti ricoverati erano più di tipo abitativo e socio-familiare che di salute, infatti le dimissioni avvenivano solo dopo il difficile reperimento di un altro alloggio". Non l'accoglienza per pochi giorni, dunque, ma per tempi sempre più lunghi. "Un utilizzo improprio dei posto letto - spiegano alla Asl - rispetto alle finalità ipotizzate al momento dell'apertura sulle 24 ore del centro, così come inadeguato risulta il conseguente impiego delle numerose risorse umane necessarie per le guardie notturne". Da qui la decisione di sospendere il servizio, trasferendo altrove medici infermieri che garantivano i notturni. "Trasferimenti su base volontaria - assicurano i vertici aziendali - del personale impiegato in altre strutture dove certamente potranno meglio rispondere alle necessità di cura del sofferenti mentali". Una rivoluzione, dunque. "Si fa presente - concludono dalla Asl di Cagliari - che sia livello aziendale che regionale si sta avviano un profondo ripensamento delle politiche relative alla salute mentale, e una conseguente riorganizzazione e riqualificazione dei servizi dedicati.
In questa fase transitoria pertanto si è ritenuto opportuno accogliere e condividere la richiesta del responsabile del Dipartimento di salute mentale di sospendere l'apertura sulle 24 ore, ragionando su soluzioni di tipo socio sanitarie (centri diurni strutture residenziali) che meglio rispondano alle esigenze dei sofferenti mentali in fase non acuta e sul potenziamento dei servizi ospedalieri (SPDC) per i pazienti acuti". Una condanna senza appello arriva invece da Trieste, dove si sta svolgendo il meeting internazionale per ricordare Franco Basaglia e la sua legge sulla riforma psichiatrica. Gisella Trincas, presidente dell'Asarp (Associazione sarda per la riforma psichiatrica) ha attaccato la scelta. "Siamo allibiti che abbiano fatto quest'operazione - dice - Ne chiederemo conto alla direzione della Asl, all'Assessore alla Sanità e al Presidente della Regione. Si tratta di un'iniziativa politica che mette in discussione tutte le conquiste importanti fatte in questi anni. Proprio mentre in tutta Italia si celebrano i successi della riforma Basaglia, in Sardegna, a Cagliari, in queste ore si stanno facendo dei passi indietro". (Francesco Pinna)
(11 febbraio 2010)




