Una commissione interna della Asl ha accertato che l'ambulante è rimasto legato mani e piedi con delle cinghie e sedato dalla data del ricovero a quella del decesso, "senza soluzione di continuità". La morte per embolia

CAGLIARI - Non voleva lasciare la sua bancarella vicino al Municipio, nonostante fosse abusiva. Giuseppe Casu, 60 anni, era un pensionato di Quartu Sant' Elena di tanto in tanto vendeva frutta e verdura senza la regolare licenza. Il suo punto vendita in Piazza IV Novembre a Quartu (città confinante con Cagliari) era spesso un punto di ritrovo per la gente che voleva fermarsi a fare due chiacchiere, più che una bancarella vera e propria. E quando a tutti gli abusivi venne dato l'ordine di sgomberare, Casu ha continuato a portare in piazza la sua merce. Il 15 giugno 2006, firmata l'ordinanza dal sindaco per un trattamento sanitario obbligatorio, il pensionato viene prelevato da carabinieri e polizia municipale e portato in ambulanza nel reparto psichiatrico dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Secondo la diagnosi mostrava segni di squilibrio, tanto da rendere necessaria anche una contenzione fisica una volta arrivato nel Servizio psichiatrico diagnosi e cura.
Giuseppe Casu è morto il 22 giugno, sette giorni dopo il ricovero. Una commissione medica d'inchiesta, voluta dall'ex manager Asl Gino Gumirato, ha poi accertato che è stato sottoposto ad una "contenzione fisica e farmacologica" (legato cioè mani e piedi con delle cinghie e sedato con psicofarmaci). Impossibile, però, accertare se esistano relazioni tra il prolungato stato di immobilità e la trombo-embolia che lo ha stroncato. "È stato accertato - si legge nel dossier consegnato dalla commissione d'inchiesta al direttore generale della Asl di Cagliari che poi, dopo il rinvio a giudizio, ha sospeso il primario Gian Paolo Turri - che la contenzione fisica è stata effettuata per un periodo eccezionalmente lungo, che si è protratto per sette giorni, ossia dalla data del ricovero a quella del decesso, senza soluzione di continuità".
Nella richiesta di rinvio a giudizio, il pubblico ministero Gian Giacomo Pilia scrive: "Dopo che Casu fu ricoverato in quanto affetto da stato di agitazione psicomotoria - si legge nei documenti - venne sottopoto a contenzione fisica con quattro nastri e una fascia al torace e contestualmente gli venne praticata una terapia farmacologica per tutta la durata del ricovero, sino al 22 giugno, data del decesso del paziente per tromboembolia dell'arteria polmonare. La contenzione fisica fu lecitamente prescritta, ma poi continuata in modo non conforme a quanto prescritto dalla scienza medica, atteso che non vennero richieste consulenze specialistiche e, comunque, non vennero effettuati controlli clinici strumentali e di laboratorio". Ma c'è di più. "Non vennero prescritte attività motorie - accusano i magistrati - a scopo preventivo tendenti a ridurre, per quanto possibile, l'immobilità e quindi la stasi e non venne prescritta una terapia preventiva antitrombotica ovvero non venne sottoposto al controllo dei sistemi coagulativi". Il compito di accertare come sono andate le cose, però, spetta ora al Tribunale. (Francesco Pinna)
(22 gennaio 2009)







