La triste esperienza di un ragazzo down pugliese a cui è stato impedito l'ingresso in un parco di divertimenti. Secondo il direttore del parco, il 35% delle persone Down sarebbe cardiopatica o minorata psichica e a quelle attrazioni non può accedere. E' l'ennesimo caso di persone down rifiutate nei parchi divertimento: pochi giorni fa l'annuncio di azioni legali di Coordown contro Gardaland

BARI - È una storia che ha dell'incredibile e che si snoda a metà strada tra l'ignoranza, il pregiudizio e lo stigma. Ne è stato vittima un ragazzo di quattordici anni di Andria, città del nord pugliese, a qualche chilometro da Molfetta dove ha sede il più grande parco divertimenti della Puglia. "Tu non puoi entrare!" si è sentito urlare, senza troppe incertezze, il ragazzo alla porta di ingresso del parco divertimenti, la scorsa domenica. E il ragazzo, che era in compagnia di un gruppo di amici che nel frattempo erano stati accolti senza alcuna intransigenza, ha fatto dietrofront e ha raggiunto in lacrime i suoi genitori e un legale, accompagnato dagli amici che hanno rifiutato l'ingresso al parco.
"Ho visto mio figlio arrivare piangendo - spiega la madre - per quanto accaduto, per il modo brusco in cui è stato fermato". I genitori hanno chiesto di parlare con il direttore per avere spiegazioni visto che nel luglio scorso erano stati nello stesso parco e il ragazzo aveva avuto libero accesso all'area delle attrazioni."Il direttore - prosegue la donna - ha negato che questo possa essere accaduto e ha sciorinato statistiche secondo le quali il 35% delle persone Down sono cardiopatiche o minorate psichiche e a quelle attrazioni costoro non possono accedere". "Inutile - sottolinea la donna - è stato, tentare di spiegare a quell'uomo, che nostro figlio non è cardiopatico o altro, né che mio marito, avvocato, proponesse a quell'uomo di firmare una liberatoria per esimerlo da qualsivoglia eventuale responsabilità, siamo stati cacciati". A quel punto non rimaneva che denunciare l'accaduto e perseguire legalmente il parco.
"Lo abbiamo deciso - conclude la madre - perchè si è trattato di una discriminazione avvenuta sulla base di un pregiudizio, perchè, se è vero che i Down hanno gli occhi a mandorla, non lo è la circostanza per cui tutti siano o debbano essere cardiopatici o avere problemi di apprendimento e cognitivi". (spa)
(9 settembre 2010)








