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La definizione giusta è "persona con disabilità". Bomprezzi in viaggio fra i vocaboli

Diversamente abile, portatore di handicap, deficit e menomazione: il "glossario" delle parole sbagliate, vecchie, corrette o scorrettissime. La riflessione di Franco Bomprezzi nel corso del seminario

lente d'ingrandimento sulla pagina di un libro

TORINO - "Persona con disabilità, diversamente abile, menomazione, handicap, deficit: una rapida sintesi delle parole "giuste". Franco Bomprezzi nel suo intervento ha condotto una riflessione attorno alla terminologia, non una sorta di glossario tecnico, ma un elenco di parole: quelle sbagliate, quelle vecchie, quelle politicamente corrette o scorrettissime. per aiutare chi deve scrivere, chi deve parlare e raccontare, "insomma tutti coloro che anche occasionalmente sono chiamati a svolgere un ruolo di mediazione informativa". "Le parole - ha dichiarato Bomprezzi - hanno subito nel tempo una rapida evoluzione, tutt'altro che indolore, e si sono trasformate nei decenni, proprio perché alle parole corrispondono sempre le cose, le visioni del mondo, la visione della disabilità in questo caso". "Ma perché l'handicap subisce questo logorio in maniera così evidente?".

"Non è agevole muoversi tra le parole sperando che esse riescano a rappresentare in modo chiaro e al tempo stesso neutrale uno stato, una situazione, una specifica realtà così complessa come quella della disabilità - ha affermato Bomprezzi, citando glossari tecnici pregevoli come quello dell'Anfass per il Segretariato sociale. "Persona con disabilità" ha iniziato con questo termine il giornalista: "non ha sinonimi, non può essere contrabbandata con altre locuzioni, più o meno edulcorate. È oggi la definizione più corretta e condivisa a livello planetario per indicare quello che fino a ieri si definiva tout court "portatore di handicap" o semplicemente "il disabile".  La qualità intrinseca di questa espressione - ha dichiarato - sottolinea la "persona", ossia la identità individuale imprescindibile e completa di ogni individuo. Mentre la specificazione "con disabilità" aggiunge la specificità, non nega la condizione di disabilità, ma la sottrae al corpo e alla mente della persona, collocandola nella dimensione della relazione funzionale".

Altri termini: "Minorato, handicappato, storpio, scemo, mongolo: tutte espressioni, ha sottolineato il giornalista, in disuso, fortunatamente, tranne, in parte, "handicappato". "Storpio" è sicuramente una parola tremenda, eppure in letteratura usata con precisione per definire sciancati, zoppi, deformi di vario genere". "Nano, sordo, cieco: tre parole vecchie, usate anche oggi alla grande. Effettivamente, i termini "acondroplastico", "non udente", "non vedente" sono troppo tecniche oppure leggermente ipocrite, ma un uso secco di aggettivi in funzione di sostantivo è profondamente scorretto e lesivo della persona". Infine ha definito la differenza fra integrazione e inclusione,sottolineando la "cultura della normalità", l'importanza del'inclusione come traguardo, di una società che deve rispondere a tutti coloro che ne fanno parte. (rf) 

(15 ottobre 2009)

Disabilità e giornalismo. Schianchi: "Un rapporto problematico"

catasta di giornaliPer l'autore del libro "La terza nazione del mondo" non mancano però "esempi positivi di testate che trattano questo tema in modo corretto". La sua riflessione nel corso del seminario di formazione "La disabilità dell'informazione" organizzato anche da Superabile.it

Disabilità e informazione: "I media devono fare cultura"

persone con diverse disabilitàA Torino il seminario di formazione "La disabilità dell'informazione" organizzato anche da SuperAbile.it. Cucco (Segretariato sociale): "La Rai è molto indietro, ma dal 2003 è sempre più presente". Bomprezzi: "Persona con disabilità, ecco il termine giusto: no a diversamente abile e portatore di handicap". Schianchi: "Fra giornalismo e disabilità un rapporto problematico"