SuperAbile

Marche


English version


Benvenuto nella comunità di SuperAbile. Accedi alle tue aree personalizzabili

SuperAbile regionale

SUPERABILE MULTIMEDIA

COMMUNITY

Per saperne di più

INAIL Protesi Riabilitazione e Reinserimento

Inail per l'integrazione delle persone straniere

Call Center

Contatta Superabile

Logo accessibilità


Inchieste e dossier

Regolamentare i servizi sociosanitari e applicare i Lea: al via la campagna nelle Marche

Appello firmato da 44 associazioni. Ragaini (Gruppo solidarietà): "In alcuni servizi, gli oneri per gli utenti sono passati dal 20 al 60%. Questo si traduce, per molti utenti, nell'impossibilità di accedere al servizio"

ANCONA - Regolamentare i servizi e le prestazioni sociosanitarie nelle Marche e applicare i Livelli essenziali di assistenza: sono questi i due obiettivi della campagna lanciata nella regione da una cordata di 44 associazioni, che ieri in conferenza stampa ha lanciato l'appello sottoscritto dai promotori. "La Campagna ha un duplice obiettivo - spiega Fabio Ragaini, del Gruppo Solidarietà, tra i promotori della campagna - dare applicazione ai livelli essenziali di assistenza sociosanitaria, emanati dal Governo nel 2001 ma ancora non recepiti nella Marche; e regolamentare l'offerta dei domiciliari, diurni e residenziali sull'intero territorio regionale. Ciò significa definire in maniera trasparente quanti se ne prevedono, con che distribuzione territoriale, come funzionano, quanto costano, chi li paga".

Nell'organizzazione dei servizi e dei relativi standard, infatti, "la regione Marche soffre di un deficit programmatorio imponente in tutta l'aria sociosanitaria - prosegue Ragaini - dovuto a una generale mancanza di attenzione non solo in termini di finanziamento ma anche di definizione delle regole dei servizi. In questo contesto, dunque, i tagli avvengono al di fuori delle regole, con pesanti conseguenze soprattutto sugli utenti. In molte situazioni, per esempio, si applicano i criteri di ripartizione dei costi per la disabilità non grave a soggetti gravi. Ciò significa che il servizio sanitario invece di pagare il 70% paga il 40 e l'utente ed il Comune invece del 30 il 60. Nei rinnovi delle convenzioni, poi, l'Asur tenta di ridurre le proprie competenza: così, per esempio, in un Centro diurno per malati Alzheimer da un anno al successivo gli oneri sanitari sono passati dall'80% al 40%, caricando il 60% sugli utenti o i Comuni. Questo si traduce, per molti utenti, nell'impossibilità di accedere al servizio. Inoltre, la mancata definizione degli standard di funzionamento dei servizi determina situazioni diversissime da territorio a territorio sia in termini di prestazioni erogate che di costi. Chiediamo quindi alla regione di definire standard, fabbisogni e risorse necessarie e di avviare su questi temi un processo partecipato".

Per questo, le associazioni chiedono "una rapida e coerente applicazione della normativa sui LEA da parte della regione Marche - si legge nell'appello - che deve arrivare a definire la ripartizione dei costi solo dopo aver individua o,anche sulla base del documento del Ministero della salute sulle prestazioni semiresidenziali e residenziali"; chiedono inoltre di "sanare senza indugio le incongruità di servizi nei quali si è in presenza di incoerenza tra classificazione e funzione"; di "definire, laddove non sia stato fatto, il fabbisogno di strutture" e "stabilire, per ogni tipologia di struttura, lo standard di assistenza". Il comitato chiede poi di "abrogare la dgr 1785-2009, che determina la ripartizione degli oneri solo di alcuni dei servizi diurni e residenziali rivolti alle persone con disabilità". Infine, "riguardo le cure domiciliari, continua a non essere applicata la norma prevista nei Lea sulla ripartizione al 50%egli oneri riguardanti l 'assistenza tutelare; a ciò deve accompagnarsi una convinta promozione della domiciliarità, attraverso una chiara definizione delle regole di funzionamento delle cure domiciliari, sia in termini di prestazioni erogate che di dotazione oraria".

La situazione delle Marche è simile a quella di molte altre regioni italiane, soprattutto per quel che riguarda i tagli. Tuttavia, spiega Ragaini, "non avendo regolamentato alcuni aspetti è più difficile accorgersi di quando regole sono violate. Alcune cose quindi si vedono molto meno perché alcune regole non sono fissate. Abbiamo chiesto un incontro all' assessore alla Salute, siamo in attesa che ci fissi l'appuntamento. Ora inizieremo la divulgazione territoriale della campagna: cercheremo soprattutto l'adesione dei comuni, anche loro penalizzati da questa situazione". (Chiara Ludovisi)

(5 luglio 2012)