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Una vita "poco piena e poco decente" per i bambini disabili

La denuncia di Laura Borghetto, presidente dell'associazione L'abilità onlus. Merlo (Ledha): "Siamo molto concentrati sulla menomazione e sulle cause che provocano il rischio dell'isolamento"

Foto di amiche di cui una in sedia a ruote

MILANO - "I bambini con disabilità hanno una vita poco piena e poco decente". Laura Borghetto, presidente dell'associazione L'abilità onlus, prende spunto dall'articolo 23 della Convenzione Onu per i diritti dell'infanzia, per un commento a margine del convegno "Bambini, fino in fondo! - Nascere e crescere con disabilità in Lombardia", tenutosi ieri a Milano. Borghetto traccia un quadro dell'applicazione della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia, a vent'anni dalla sua approvazione: "La Lombardia è di certo avvantaggiata rispetto ad altre realtà, ma la legge 23/99, che dava contributi alle associazioni che si occupano di bambini con disabilità, ha spesso concesso finanziamenti spot. I progetti presentati erano tanti, ma poi le associazioni hanno fatto fatica a portarli avanti, per la mancanza di finanziamenti ad hoc".

In generale, poi, nonostante molti servizi presenti sul territorio, "si lavora poco accanto alle famiglie e su percorsi di accettazione del bambino con disabilità - ha proseguito Borghetto-. A causa dei tagli continui, poi, c'è sofferenza rispetto all'inclusione scolastica: troppi bambini con disabilità sono concentrati nelle stesse classi, gli insegnanti di sostegno hanno contratti precari e ai nostri sportelli i genitori si lamentano delle loro competenze: pochi hanno l'abilitazione e di disabilità sanno poco o quasi nulla".

Anche in Lombardia, dove molti servizi sono garantiti, "è necessario un cambio di paradigma -ha aggiunto Giovanni Merlo, direttore di Ledha -. Siamo molto concentrati sulla menomazione del bambino e sulle cause che provocano in lui il rischio dell'isolamento, ma non si investe più sui temi dell'inclusione". Merlo ha commentato anche la recente sentenza del Tribunale di Milano che ha condannato tre dirigenti di Google per non aver rimosso un video in cui si vedeva il pestaggio di un ragazzino con sindrome di Down: "Assolutamente giusta, la responsabilità del controllo ci vuole -ha affermato Merlo -. Poi va detto questo è un caso estremo, dal punto di vista del contenuto, della permanenza sul sito e della visibilità. È mancato il controllo, ma ci tengo a dire che questa sentenza, che giudica un caso specifico, non ha nulla a che fare con la libertà d'espressione". (ar)

(27 febbraio 2010)