Marisa, mamma di una figlia che ha il 100% di invalidità: "Pensione d'invalidità e assegno d'accompagnamento servono a dare ai nostri ragazzi un'opportunità. Anche perché quando non ci saranno i genitori come faranno?"

MILANO - La signora Marisa (nome di fantasia) è mamma di una ragazza di 22 anni, invalida al 100 per cento. Non corre il rischio di vedersi sfilare dalle tasche i 480 euro che lo Stato elargisce alle famiglie per l'indennità di accompagnamento. "Secondo lei per me cosa rimane? Niente, ma io non voglio niente! Voglio solo che mia figlia possa vivere la sua vita, muoversi, avere attività da svolgere durante la giornata".
Marisa è vedova e la figlia percepisce la pensione di reversibilità del padre. "Notare la cifra: 2.840 euro lorde al mese. Pertanto non è più fiscalmente a carico mio", dichiara. Il problema è che nel caso in cui ci siano medicinali in più da comprare, visite mediche in più da fare, paga comunque Marisa. "E io non posso più scaricarle dalle tasse. Ogni anno, inoltre, devo dar conto all'amministratore di sostegno di tutte le spese che ho fatto per mia figlia", dice la signora.
Poi ci sono le spese per i centri ricreativi, le associazioni. "È giusto che mia figlia segua le sue passioni. Anche lei ha dei sogni, dei desideri". Per esempio, la musica e la piscina. "Così se ne vanno già circa 350 euro l'anno". Al tutto vanno aggiunte le spese ordinarie, come i vestiti e il mangiare. "Credo che questi aiuti statali siano fondamentali per vivere decentemente la propria vita".
Roberto Morali dell'associazione Ledha Milano sottolinea un problema culturale legato all'invalidità: "Non tutte le disabilità sono uguali. C'è chi riesce a mantenersi in qualche misura indipendente, ma può comunque aver bisogno di un aiuto". Per di più, spesso non si considera che ogni disabilità ha le sue peculiarità. "Per esempio, per la sindrome di Down, che è genetica e perciò non cambia nell'arco di una vita, c'è un decreto del '92 che stabilisce due fasce di invalidità: il 75% per chi ha un problema lieve, il 100% per chi ha un ritardo mentale grave. Nessuno pretende che le indennità vengano date a pioggia. Ma il decreto del '92 insegna che se si studia caso per caso, si riescono a trovare soluzioni ottimali". (Lorenzo Bagnoli)
(8 luglio 2010)




