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Accesso al lavoro: il problema è lo stigma

Barbieri (Fish): "Verso i lavoratori disabili esiste un pregiudizio di improduttività". Secondo Eurostat l'80% in Ue è disoccupato, ma per le donne la percentuale sale all'85% e per le disabilità più gravi all'89%

una donna disabile su sedia a ruote

MILANO - Lavoro e disabilità: un tema sempre delicato, i cui problemi e prospettive sono stati oggetto di un convegno organizzato nei giorni scorsi da Altis-Università Cattolica dal titolo "Business, Entrepreneurship and Disability", introdotto dal prorettore dell'ateneo milanese, Luigi Campiglio. "L'impatto della disabilità sulla condizione economica delle famiglie è spesso molto rilevante e tale da influenzare in modo significativo i sistemi di welfare -ha detto Campiglio-, ma non solo: c'è un aspetto che oggi credo verrà toccato, un aspetto di cultura del paese, e anche di cultura d'impresa: il pieno inserimento delle persone disabili è fondamentale per il buon andamento di una società. Un'integrazione culturale che nel nostro paese non è indietro, ma richiede di fare ancora grandi passi in avanti".

Pur in mancanza di dati omogenei, "a quanto rilevato da Eurostat, in Europa l'80% delle persone con disabilità sono disoccupate -dice Barbieri, che aggiunge-: c'è un problema enorme di accesso al lavoro, prima ancora di discriminazione. Se poi ragioniamo sulle donne con disabilità, la percentuale sale all'85%, se consideriamo le disabilità più gravi all'89%. E si tratta di dati del 2007, quindi prima della crisi economica". Non solo: in Italia, in questo periodo di crisi, il sistema bancario ha cercato e trovato il modo di esonerarsi dall'assumere persone con disabilità. L'Abi - Associazione bancaria italiana ha chiesto e ottenuto l'esonero tombale completo, nonostante il nostro sistema bancario abbia tenuto ben più di altri paesi e che non abbia dichiarato nessun genere di crisi salvo pochissimi casi. I maggiori gruppi non hanno usato i Tremonti Bond. C'è poi il caso Alitalia, che in sostanza ha ridotto i dipendenti da 13 mila a 8 mila, escludendo tutti i lavoratori con disabilità, tranne qualche falso invalido, e nessuno ne ha chiesto le ragioni. Salvo noi, ma questo è irrilevante. E dire che l'Alitalia non è un'azienda vecchia ma nuova, nata con una concessione pubblica e zero debiti. Senza alcuna ragione, quindi, per non assumere persone con disabilità".

"C'è ancora uno stigma, un pregiudizio di improduttività verso le persone con disabilità - prosegue Barbieri -: e non parlo di persone con disabilità più gravi, che hanno uno stigma particolare, e nemmeno pensiamo che tutte possano o debbano lavorare. Di fatto però siamo esclusi dal mercato del lavoro in Italia e in Europa  e abbiamo bisogno che emergano pratiche positive. Perché le cose cambino dobbiamo saper riconoscere la discriminazione legata alla disabilità, generare azioni positive che siano un investimento strategico in risorse e programmi che prevedano l'occupazione di persone con disabilità e puntare sulla partecipazione". "All'estero, in alcuni casi, esistono ancora i cosidetti 'laboratori protetti', che in Italia abbiamo rifiutato -dice Barbieri- e larga parte del 20% degli europei con disabilità che lavorano si trovano in questi luoghi. Pensate che in Germania non esiste ancora l'integrazione scolastica e ad Heidelberg c'è un'università con 5mila persone disabili. I laboratori protetti sono esclusi dalla convenzione del'Onut e ci dobbiamo impegnare a superarli, perché costituiscono una violazione dei diritti umani.  In Italia, dicevo, non ci sono, ma c'è il tentativo di ricondurre tutto alla cooperazione sociale". (Andrea Rottini)

(19 ottobre 2009)

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