La Lega dei diritti delle persone con disabilità, attraverso il presidente Fulvio Santagostini e il portavoce, Franco Bomprezzi, inviano una lettera aperta a Letizia Moratti dopo i fatti di via Rubattino

MILANO - "Quanto è accaduto giorni fa a Milano, lo sgombero di un campo rom in via Rubattino, deciso dal Comune senza rispettare le principali garanzie previste dal diritto internazionale (ossia la predisposizione di un'alternativa abitativa, e lo sradicamento dei bambini dal quartiere, nel quale erano inseriti da tempo, anche nella frequenza scolastica) ci interroga da vicino, come persone impegnate, rispetto ai temi della disabilità, a diffondere e difendere i diritti previsti dalla Convenzione Onu". Parola di Ledha, la Lega dei diritti delle persone con disabilità, che attraverso il presidente Fulvio Santagostini e il portavoce, Franco Bomprezzi, ha inviato una lettera aperta a Letizia Moratti, sindaco di Milano.
"Il principio di non discriminazione, la pari dignità delle persone, sono questioni essenziali, rispetto alle quali non possiamo far finta di non vedere e di non sentire, e dunque non reagire come cittadini - prosegue Ledha -. Una comunità nella quale chi detiene l'autorità non solo per quanto concerne il tema della sicurezza e dell'igiene, ma anche per quanto riguarda i servizi sociali e l'aiuto alle famiglie - decide consapevolmente di limitare e violare i diritti minimi delle persone che vivono nel territorio, è una comunità più povera in termini di qualità della convivenza e del rispetto delle regole per tutti".
"Non è sufficiente - continua la lettera - sapere che il potere civico gode del consenso di una vasta parte dell'opinione pubblica, impaurita e comunque insofferente di fronte alla presenza di minoranze come quella dei nomadi, specialmente di etnia rom. Il consenso popolare è stato, nella storia del nostro Paese e dell'Europa, la premessa dei totalitarismi e della persecuzione delle minoranze: rom, ebrei, omosessuali, disabili. Ignorare questa storia, e soprattutto non cogliere per tempo il nesso con il tempo presente non è solo negligenza o pigrizia individuale e collettiva.E' venire meno alla coerenza con il nostro impegno, di singoli e di associazioni, in favore di una società inclusiva, attenta alle fragilità, vicina ai diritti dei più deboli. Come non indignarsi di fronte al destino incerto di bambini e di mamme del tutto incolpevoli?".
"È evidente la complessità delle risposte da fornire a gruppi che faticano a vivere rispettando le regole della cittadinanza. Ma non si comprende in questo caso l'esibizione di forza, il non ascolto delle associazioni di solidarietà, e perfino della Chiesa e dei suoi esponenti più responsabili e competenti. Come Ledha, Lega dei diritti delle persone con disabilità, abbiamo il dovere di difendere i diritti di tutti, di uscire da una tutela 'corporativa' per condividere, con assoluta serenità, forme di pressione civica affinché la qualità della convivenza civile a Milano non sia indebolita da episodi che sono destinati a pesare come precedenti gravi anche per le politiche che più ci riguardano da vicino". (ar)
(1 dicembre 2009)




