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Esiste ancora un diritto alle cure?

I piani di rientro delle Regioni colpiscono in primo luogo i cittadini disabili. Avviene nel Lazio e in Sicilia, ma anche in Abruzzo, Campania e Sardegna. La questione è stata sollevata dal quotidiano Avvenire in un'inchiesta a firma dei giornalisti Luca Liverani e Laura Malandrino

assistenza ad un paziente malato

ROMA - I piani di rientro nelle regioni con pesanti disavanzi in sanità stanno colpendo i disabili. Perché i tagli alla spesa sanitaria, che intervengono allo stesso modo sui budget di ospedali e servizi assistenziali, si stanno ripercuotendo in modo di gran lunga più pesante sui portatori di handicap fisico o mentale. Succede nel Lazio, in Abruzzo, in Campania. E, con le modalità diverse di una regione autonoma, in Sicilia. Succede, anche se per cause diverse, in Sardegna. L'allarme arriva dalla Fish, la Federazione italiana per il superamento dell'handicap e dalla Comunità di Capodarco. I casi si moltiplicano, ma il copione è sempre lo stesso. Cooperative sociali, associazioni, realtà del terzo settore che non riescono più a erogare quei servizi che, per le famiglie con un disabile grave, sono vitali. Oppure, per non chiudere, non pagano più gli straordinari agli operatori, li sottopagano, li tengono in nero. Con ripercussioni sulla qualità dei servizi erogati.

Pietro Barbieri non nasconde la profonda preoccupazione. "Quando era ministro della Salute - dice il presidente della Fish - Maurizio Sacconi ripeteva che bisogna 'ridurre l'ospedalizzazione per rilanciare il territorio'. Cioè tagliare sugli ospedali per investire sui servizi. D'accordissimo. Purtroppo ora i commissariamenti in atto stanno tagliando in modo orizzontale. Chi ne fa le spese è proprio il territorio, da sempre il fratello povero dell'ospedale. Un posto letto in corsia costa come minimo 200 euro al giorno, un servizio territoriale al massimo 50". Barbieri cita don Lorenzo Milani: "Nulla è più ingiusto - ricorda - di fare parti uguali tra diseguali". L'aspetto paradossale, sostiene la Fish, è che proprio nelle Regioni con la sanità commissariata il governo avrebbe la possibilità di realizzare la deospedalizzazione in favore del territorio. "Gli atti amministrativi delle Regioni commissariate vengono votati dal Consiglio dei ministri. Ma nessun commissariamento sta seguendo questa logica. Agiscono in direzione assolutamente contraria".

Come nel Lazio. Racconta don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco: "Le ripercussioni sui servizi ai disabili ci sono sia sul fronte delle convenzioni che su quello dei bandi annuali". Le convenzioni non hanno bisogno di essere rinnovate di anno in anno, quando erogano servizi per bisogni riconosciuti. Il problema nasce quando il budget resta uguale da anni, nonostante la crescita dei costi del personale per i periodici rinnovi contrattuali. "La Regione Marche - dice don Albanesi - dal 2001 a oggi ha aumentato i fondi del 10,2%. Il Lazio non li rivede da otto anni".

Il secondo ordine di problemi sorge con l'introduzione dei bandi. "È la via che sta percorrendo in maniera massiccia, ad esempio, il Comune di Roma, che indica dettagliatamente tutte le figure professionali richieste e la quota finanziata. Per servizi di un anno, ma anche solo otto mesi. C'è stato un bando che non specificava il budget, lasciando intendere che sarebbe stato lo stesso dell'anno prima. Peccato che il 24 dicembre è stato tagliato dell'8%". Il risultato? Servizi discontinui e cooperative che risparmiano sul personale. Il tutto a scapito della qualità dei servizi. Non dappertutto è così: "Nella regione in cui vivo, le Marche, c'è un budget chiaro, aggiornato con i rinnovi contrattuali, pagamenti puntuali. Così come, ed è giusto, le verifiche sulla sicurezza e i controlli sul personale".

Poi c'è la Sardegna. Proprio ieri a Cagliari centinaia di disabili e operatori, assieme a molti assessori comunali e provinciali alle politiche sociali, hanno manifestato davanti al Consiglio regionale contro la delibera della Giunta che taglia di 1.000 euro a famiglia il finanziamento per i non autosufficienti. "Una scelta assolutamente sciagurata", commenta Barbieri della Fish. "Qui non ci sono piani di rientro. È una scelta politica che dirotta su altri capitoli di spesa i soldi per il fondo per la vita indipendente, con cui la Sardegna aveva deciso di pagare l'assistenza domiciliare o assegni di cura alla persona". Un provvedimento bipartisan portato a modello in Europa, che ora la giunta targata Pdl del governatore Ugo Cappellacci sta mettendo seriamente in discussione".

Il caso Sicilia, si rischia il blocco dei servizi
SIRACUSA - Servizi sociali e sanitari a rischio per migliaia di disabili in tutta la Sicilia a causa della mancata approvazione dei piani socio sanitari di zona per il triennio 20102012 previsti dalla legge 328/00. A denunciarlo è l'Anffas ( Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) che da settimane si mobilita per sollecitare la Regione e i sindaci a dare risposte sul futuro di 52 distretti della Sicilia su 55, dopo che a sollevare per primo il problema è stato il coordinamento provinciale delle associazioni che si occupano di disabilità nella provincia di Siracusa.

I piani di zona approvati, infatti, ad oggi sono solo tre: gli unici pare presentati per tempo e in forma completa, come aveva spiegato il 23 dicembre l'allora assessore regionale alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro, Caterina Chinnici, oggi sostituita da Nicola Leanza. Un esempio virtuoso che solleva però un interrogativo: come è possibile che solo tre gruppi di lavoro su 55 hanno saputo elaborare una programmazione coerente con l'organizzazione del distretto, mentre tutti gli altri hanno presentato programmazioni incomplete, da modificare oppure fuori dai termini di tempo?

Come spiega Giuseppe Giardina, componente del consiglio direttivo dell'Anffas siciliana e presidente del Coordinamento delle associazioni di volontariato e di tutela delle persone con disabilità della provincia di Siracusa, "l'anno scorso la Regione stessa ha inviato a tutti e 55 i distretti altrettanti tutor per i gruppi di lavoro dei piani distrettuali costituiti a livello locale. Una sorta di consulenti che avrebbero dovuto facilitare la stesura delle programmazioni, con il solo risultato invece - commenta Giardina - che altri soldi sono stati spesi dai piani di zona togliendoli ai servizi".

Intanto, "fino a quando non arriveranno comunicazioni ufficiali in tutti i distretti in cui non è ancora operativa la nuova programmazione triennale rimane vivissima la preoccupazione che, a cascata, si assista ad una sostanziale contrazione o sospensione dei servizi, dovuta alla mancata continuità fra la vecchia e la nuova programmazione - spiega Gabriella D'Acquisto, presidente dell'Anffas Sicilia -. Un rischio grave perché nel momento in cui interviene l'interruzione, fosse anche per un lasso di tempo limitato, prima della ripresa del servizio bisogna calcolare anche i tempi dei nuovi bandi di concorso per le cooperative e gli enti accreditati presso il distretto o eventualmente quelli per i voucher, per i quali servono provvedimenti amministrativi".

Una circostanza intollerabile in un contesto in cui già le persone disabili e le loro famiglie soffrono di una carenza generale di servizi, dovuta anche ai ritardi con cui la precedente programmazione è partita, con conseguenze a volte drammatiche e comunque contrarie allo spirito della legge e al rispetto dei diritti di ogni persona umana, dal suo concepimento fino alla fine. "Ecco perché chiediamo un incontro urgente con il presidente della Regione e l'assessore alla Famiglia per arrivare all'approvazione dei piani di zona in tempi stretti", sottolinea Giardina. "Nel nostro distretto - racconta - di fatto dal 1 gennaio chi gestisce i servizi per i disabili non sa se e chi pagherà gli stipendi. A parole il sindaco di Siracusa, Roberto Visentin, ci ha garantito che il piano di zona sarà confermato. Ma di ufficiale non c'è nulla né da parte del Comune né della Regione. Inoltre, da ottobre a dicembre 2009, la Regione ha accreditato per la terza triennalità del piano di zona 2007- 2009 due milioni di euro al comune di Siracusa, ma le associazioni non sanno se questa cifra risulta già spesa oppure ancora da spendere. Quello che ci chiediamo è: per quanto tempo si dovrà lavorare senza garanzie sul futuro? E poi, in questi mesi di vuoto del piano di zona quali servizi sono garantiti e quali no?"

Il problema è che fino ad ora a queste domande nessuno ha risposto, forse perché nessuno lo sa. Dopo il terremoto politico alla Regione Sicilia e il rimpasto della giunta, infatti, ancora non sono stati costituiti neppure i nuclei di valutazione per l'approvazione dei piani di zona.  La mancata approvazione dei Piani di zona preoccupa le associazioni e le famiglie, che temono di restare senza il necessario sostegno. La crisi politica in Regione ha aggravato la situazione. E gli operatori lavorano senza sapere se saranno pagati.

La Regione rassicura enti e famiglie
PALERMO - Sarà la convocazione della conferenza del Terzo settore il primo atto del neo assessore regionale alla Famiglia, alle Politiche sociali e del lavoro Nicola Leanza.

Le associazioni chiedono comunicazioni ufficiali. Arriveranno?
"Domani o, al più tardi, martedì sarà convocata la conferenza del Terzo settore. Credo sia un segnale chiaro della volontà di voler valorizzare l'apporto di queste categorie. Da qui ripartiremo per dare ad associazioni ed enti gestori".

Pur essendo in carica da pochi giorni quale idea si è fatta sui piani di zona?
"Sono una grande opportunità ma alcune situazioni sono da rivedere. Penso al meccanismo per cui il Comune capofila del distretto gestisce l'intero budget, cosa che non succedeva ai tempi della legge regionale 22/1986 che, in un certo senso, è stata antesignana in Sicilia della 328/00 oppure alla necessità di rendere visibile e concreta l'integrazione socio-sanitaria definendo con chiarezza le competenze di ciascuno (Asl, Terzo settore, sindacato, comuni, etc...), e al caso delle Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza (Ipab) che nei piani di zona potrebbero avere un ruolo importante e invece ancora non ce l'hanno".

Cosa pensa del timore che un'interruzione tra la vecchia e la nuova programmazione possa provocare contrazioni o sospensioni dei servizi?
"
Questo non succederà nonostante in bilancio ci sia qualche risorsa in meno. Troveremo il modo di impegnare i Comuni o comunque di risolvere i nodi critici, a maggior ragione in questo periodo di crisi in cui emergono nuove povertà e disagi tra la popolazione".

La non approvazione dei piani di zona sembra sia dovuta ad errori nelle programmazioni presentate. Eppure l'anno scorso la Regione ha disposto il supporto di un tutor per ogni distretto. Cosa è mancato?
È chiaro che qualcosa è mancato. Per il futuro sicuramente ci sarà più formazione, ma so­prattutto un richiamo alla responsabilità perché chi siede ai tavoli di lavoro si assume la responsabilità di trovare risposte ai problemi delle categorie più deboli e disagiate del territorio.

Contenzioso con la Regione Lazio Il San Raffaele di Roma licenzierà 350 dipendenti
ROMA - Licenziamenti in vista per il San Raffaele di Roma. Ieri la struttura, spiega una nota "ha ufficialmente aperto una procedura di licenziamento collettivo che, tra dipendenti e collaboratori, porterà alla riduzione degli organici per circa 350 unità". "Questa decisione è la conseguenza della riduzione progressiva di attività, tariffe e posti letto subita dalle strutture sanitarie gestite dalla Società - accusa il San Raffaele - a causa dell'emanazione e successiva conferma, da parte della Regione Lazio, di provvedimenti normativi oltremodo penalizzanti anche sotto il profilo della dequalificazione delle prestazioni sanitarie sino ad oggi rese". La struttura si riferisce al Decreto commissariale 41/09 (successivamente modificato e integrato) che "si traduce, per la Società, nella riduzione di circa 600 prestazioni al giorno, con un taglio del fatturato di oltre 35 milioni di euro, come dichiarato recentemente dallo stesso vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino". (Avvenire, 20 gennaio 2010)

(21 gennaio 2010)