Giuseppe Viggiano, amministratore della Grandi Teatri srl, società che gestisce il Gran Teatro di Roma, risponde alla lettera di denuncia inviata alla redazione. "Il Gran Teatro di Roma è l'unica struttura esistente in Italia per la quale sia possibile l'accesso, in contemporanea, di 40 spettatori diversamente abili, non deambulanti"
ROMA - Una risposta coincisa e chiara che toglie ogni dubbio e aiuta le persone a orientarsi meglio. Signora Peppoloni, compresa. A farlo è Giuseppe Viggiano, amministratore della Grandi Teatri srl, società che gestisce il Gran Teatro di Roma. In una lettera inviata qualche giorno fa in redazione, infatti, la signora Peppoloni, disabile grave originaria di Roma, aveva espresso le sue perplessità circa il regolamento dei posti riservati, accusando l'organizzazione del teatro di non tener conto non tanto degli accompagnatori, quanto degli "amici" o parenti della persona disabile impossibilitati a stare vicini.
"Credo, a questo punto, siano necessarie delle precisazioni. Il Gran Teatro di Roma - ha spiegato alla nostra redazione Giuseppe Viggiano - è l'unica struttura esistente in Italia per la quale sia possibile l'accesso, in contemporanea, di 40 spettatori diversamente abili, non deambulanti. Questo è possibile perché il teatro è stato progettato con l'intenzione di favorire al massimo la fruizione a tutti gli spettatori. Al momento della realizzazione del teatro, infatti, i nostri progettisti hanno affrontato le tematiche, oggetto di questa lettera, insieme agli architetti incaricati da Ileana Argentin, all'epoca delegata per il sindaco di Roma alle problematiche dell'handicap".
"Il nostro teatro - ha continuato Viggiano - possiede un parcheggio interno, riservato alle vetture che accompagnano persone con difficoltà motoria e dal parcheggio fino ad arrivare alla sala, così come per usufruire di tutti i servizi, non esiste alcuna barriera architettonica". Ma torniamo alla platea e al problema esposto dalla signora di Roma: perchè non è possibile avere i propri cari al proprio fianco? "I posti riservati ai diversamente abili, non deambulanti, sono in mezzo alla platea, non hanno alcuna sorta di recinto, ma al contrario sono al centro della sala in prossimità di un corridoio di 3 metri di larghezza (di gran lunga più ampio di quanto previsto dalla normativa). In questo spazio - ha spiegato l'amministratore Viggiano - sono riservate 40 poltrone del teatro a disposizione degli accompagnatori degli spettatori con difficoltà di deambulazione. Tengo a precisare che queste poltrone fanno parte della prima categoria di posti del teatro e non sono posti vendibili, infatti, è nostra abitudine consentire l'accesso agli ‘accompagnatori' a titolo gratuito".
"Tornando alle difficoltà della signora Peppoloni preciso che - ha poi concluso - le è stato riferito di poter usufruire del biglietto per il suo accompagnatore e che l'ulteriore persona (la nipote, ndr) poteva trovare posto nelle file adiacenti a quella riservata. D'altronde in tutti i luoghi di spettacolo del mondo i posti dei vari settori sono limitati e in alcuni casi sono esauriti".
Un fraintendimento, dunque, ma pensiamoci: a volte con un po' di calma, magari cambiando giorno, si può trovare un posto davanti o dietro lo spazio riservato alla disabilità non deambulante. Non si sta proprio vicini vicini, ma neanche così lontani.
(6 dicembre 2009)





