Ogni anno, sono un centinaio le persone che si recano nel suo reparto per problemi di glaucoma, e per i casi più complessi si è costretti a ricorrere a trattamento con laser o a intervento chirurgico. Dall'anno scorso, però, al "Santa Maria della Misericordia" esiste una "quarta" via. Si chiama canaloplastica. I particolari in un articolo pubblicato da Il Messaggero Veneto

UDINE - Ogni anno, sono un centinaio le persone che si recano nel suo reparto per problemi di glaucoma: i casi meno gravi se la cavano con una terapia farmacologica a base di colliri, mentre per quelli più complessi si è costretti a ricorrere a trattamento con laser o a intervento chirurgico. Dall'anno scorso, però, al "Santa Maria della Misericordia" (e da due anni in tutto il mondo) esiste una "quarta" via.
Si chiama canaloplastica e a sperimentarla è stato proprio lui, il primario della Struttura operativa complessa di Oculistica, Paolo Brusini. Una dozzina, fino a ora, i pazienti sottoposti alla nuova tecnica e una ventina quelli ai quali potrà essere proposta quest'anno. "Trattandosi di un intervento non soltanto difficile, ma anche abbastanza costoso - afferma Brusini -, dobbiamo fare i conti con i soldi a nostra dispozione e selezionare i casi più indicati per un approccio diverso da quelli sin qui adottati". É soprattutto il materiale adoperato a far lievitare i costi, che per ogni intervento richiedono una spesa di circa mille euro. E sono le forme di glaucoma più comuni (quello primario ad angolo aperto), nonchè i pazienti con occhi non ancora operati né sottoposti a trattamento laser e neppure troppo infiammati i casi ammessi a canaloplastica.
"Questa tecnica - spiega il primario - consiste nell'introduzione di un microcatetere all'interno del canale di Schlemm, che circonda l'occhio a livello della cornea e attraverso cui fuoriesce l'umore acqueo della camera anteriore. Il canale si presenta collassato, cioè ristretto, nel glaucoma". L'obiettivo della canaloplastica è l'abbassamento stabile della pressione dell'occhio. "Una volta aperto uno sportellino rettangolare sopra la cornea e individuato il canale - continua Brusini -, si entra con il microcatetere, una sottilissima sonda di 250 micron di diametro contenente un tubicino attraverso il quale viene iniettato un materiale viscoso e una fibra ottica collegata a una sorgente laser. La microsonda percorre per 360 gradi il canale di Schlemm e fuoriesce dall'altra estremità, dove si fissa un sottilissimo filo trascinato per via retrograda all'interno del canale stesso, ritirando lentamente la microsonda finché viene tolta. Il filo - conclude - viene poi annodato strettamente, dilatando così il canale di Schlemm".
Tra i vantaggi della canaloplastica, che su dieci dei dodici pazienti non ha dato finora complicazioni visive, il primario ricorda proprio la percentuale di successo, "che con le altre tecniche - spiega - è andata via via riducendosi, a causa dell'aggressività dei colliri instillati dopo l'intervento e del conseguente formarsi di cicatrici abnormi. Questa terapia, invece, funziona anche in presenza di cicratizzazione". Anche nel caso dei glaucomi, comunque, resta valida la regola della prevenzione. "Prima si diagnostica la patologia - afferma Brusini - e più facile diventa arrestarne l'avanzata. Essendo una malattia asintomatica, ci si accorge di esserne affetti a 50 o 60 anni, cioè almeno una decina d'anni dopo il suo esordio". (ldf - Il Messaggero Veneto)
(2 marzo 2009)






