Secondo l'inchiesta del mensile dello Spi-Cgil Liberetà sono 345 mila gli anziani che vivono nelle Rsa. I Nas ne hanno controllate 863 nei primi sei mesi del 2010: emerge che 238 non sono in regola. Al Sud mancano i posti

ROMA - Sono 345 mila gli anziani che popolano il mondo parallelo delle case di riposo italiane. Ma come vivono? Quanto spendono? In mano a chi finiscono? A svelarlo è un'inchiesta condotta da LiberEtà, mensile del Sindacato pensionati italiani Cgil. Senza una legge nazionale, che il governo non vuole approvare, ecco come si scarica l'assistenza delle persone non autosufficienti sulle famiglie e sulle regioni alle quali, con la manovra, vengono tagliati anche i fondi e i servizi. Secondo i dati del Nas dei carabinieri, un quarto delle "residenze per anziani" controllate presenta infrazioni gravi: dal sovraffollamento degli ambienti, alla mancanza delle autorizzazioni, inidoneità delle condizioni di sicurezza, infermieri privi di titolo e in numero carente, somministrazione di alimenti e farmaci scaduti. Nei primi sei mesi del 2010, il Nucleo antisofisticazioni ha avviato controlli su 863 case di riposo: 238 non erano in regola, 371 le infrazioni, 293 le persone denunciate, 16 le strutture chiuse. Nel 2009, su 1.900 controlli, erano state addirittura cento quelle alle quali erano stati posti i sigilli.
Residenze assistite: il Sud maglia nera. La media dei posti letto nelle strutture residenziali è di ventitré ogni mille anziani. Ma se la Lombardia può ospitare settantamila over 65 in residenze assistite, in Campania appena cinquemila anziani trovano posto. Fatta eccezione per regioni come Emilia Romagna, Veneto e Friuli, più propense a seguire l'esempio degli altri paesi europei, nel resto del paese l'assistenza a domicilio è una chimera.
(21 luglio 2010)





