A "Domus persona" i progetti territoriali a confronto: a Milano c'è il portiere sociale e a Bologna assistenza specializzata agli anziani affetti da demenza senile e alle famiglie. Tanti i modi per aiutare i seniores che vivono nelle proprie case

TRIESTE - Come riconoscere le situazioni di bisogno degli anziani che vivono nelle proprie case? Come dare un concreto sostegno alle famiglie che le accudiscono? A "Domus persona" si mettono a confronto progetti e buone pratiche territoriali per offrire spunti e condividere esperienze. Un'iniziativa mirata all'individuazione delle situazioni di disagio per favorire un intervento tempestivo è, ad esempio, quella messa in atto dalla città di Milano, che da circa tre anni ha ridato nuovo slancio al progetto dei custodi e portieri sociali. Il funzionamento del progetto è semplice: nei palazzi Erp si incarica una persona delle normali attività di portierato, chiedendole però anche una particolare attenzione nell'individuare situazioni di disagio tra gli anziani inquilini e non solo. Le segnalazioni dei portieri vengono inoltrate direttamente ai custodi sociali, che prendono contatto con l'inquilino e gli forniscono il sostegno necessario. "Il modello - spiega la referente del Comune - è di un custode e un portiere per ogni alloggio Erp, con il compito di individuare il bisogno là dove si manifesta". Attualmente, a fronte di una popolazione anziana di 390mila persone (di cui 150mila over 75), la città conta oltre 300 portieri e 150 custodi. I risultati fin qui ottenuti dal progetto sono considerati soddisfacenti: in un triennio sono state più di 5mila le persone individuate in questo modo dai servizi sociali comunali.
A Bologna invece è attivo il progetto "Teniamoci per mano" - promosso dal Quartiere San Vitale e dall'Opera pia dei Poveri vergognosi - che da un lato mira a offrire assistenza specializzata agli anziani affetti da demenza senile e dall'altro si propone di aiutare i loro familiari attraverso colloqui individuali e gruppi di sostegno. "Gli obiettivi del progetto sono di dare risposte alle domande latenti attraverso un intervento precoce, di creare un modello di organizzazione flessibile per rispondere anche a eventi imprevisti e infine di trasmettere competenze alle famiglie che accudiscono l'anziano". Il progetto prevede anche momenti ricreativi per anziani e famiglie e altre attività nel centro diurno. (gig)
(16 aprile 2010)











