Parla Marilena Scasellati, presidente dell'organizzazione torinese, intervenuta a "Domus persona", la fiera dedicata alla domiciliarità di anziani e disabili: "Vivere a casa fa bene. Ecco perché abbiamo deciso di impegnarci per consentire a chi lo desidera di non abbandonarla"

TRIESTE - "Il rispetto della domiciliarità è un diritto della persona spesso ancora non esigibile e che si desidera rendere effettivo". Da 16 anni l'associazione torinese "la Bottega del possibile" lavora per rendere effettivo questo diritto dell'anziano a continuare a vivere nella propria casa. A "Domus persona", la presidente dell'associazione Mariena Scasellati racconta l'impegno di questi anni e le prospettive per il futuro. "Vivere a casa fa bene - spiega -: la casa è il rifugio, dà sicurezza, rappresenta la storia, il presente e il futuro. La casa ha una sua luce, i suoi profumi, i suoi rumori, la sua storia. Ecco perché abbiamo deciso di impegnarci per consentire a chi lo desidera di non abbandonarla". Ma, allo stesso tempo, restare nella propria casa non può voler dire essere dimenticati: ecco quindi che si rende necessaria una rete della domiciliarità che coinvolga in primis la comunità locale, che deve diventare "laboratorio di solidarietà, dove ogni cittadino promuove il capitale sociale della comunità stessa assumendosi responsabilità e doveri per rendere effettivi diritti nel contesto di una sussidiarietà virtuosa, plurale e integrata".
La lotta dell'associazione e della sua presidente per promuovere un'alternativa al ricovero ha una storia lunga: "Tutto è iniziato quando io lavoravo come assistente sociale, in qualità di direttore dei servizi sociali della comunità Montana Val Pellice - ricorda Scasellati -: da lì per me è diventato fondamentale fare tutto il possibile per promuovere la domiciliarità e questo ha segnato il mio lavoro. Poi, una volta andata in pensione, ho capito che il mio impegno non poteva finire lì e con un gruppo di amici abbiamo dato vita alla "Bottega del possibile". Da allora sono stati numerosi gli incontri, le attività di sensibilizzazione, orientamento, accoglienza per diffondere la cultura della domiciliarità a 360 gradi, parlando sia con gli operatori sia con la comunità locale, chiamata a fare la sua parte. "Giriamo l'Italia da 16 anni promuovendo politiche sociali non solo riparatorie ma attive, preventive, in attività di formazione e sensibilizzazione". E conclude: "Tutto ciò per perseguire un diritto troppo spesso negato: accoglierlo è un dovere che sentiamo, è una cultura della democrazia". (gig)
(16 aprile 2010)











