La Regione ha avviato una nuova campagna di sensibilizzazione con al centro il mondo del lavoro. L'obiettivo è un ciclo di incontri con seminari, laboratori di approfondimento, una tavola rotonda e, a novembre, una conferenza conclusiva

BOLOGNA - La Regione Emilia-Romagna avvia una nuova campagna contro le discriminazioni verso disabili e immigrati, in particolare nel mondo del lavoro. E' l'obiettivo di un ciclo di incontri del "Labdi" (Laboratorio sulle forme della discriminazione, istituzioni e azioni positive), inaugurato oggi a Bologna, nell'auditorium della Regione, con una giornata di studio dedicata ad "Ambiti e forme della discriminazione". Il ciclo proseguirà fino a novembre 2010 con tre seminari, nove laboratori di approfondimento, una tavola rotonda e una conferenza conclusiva.
L'obiettivo della conferenza inaugurale, come ha sottolineato in apertura l'assessore regionale alle Politiche sociali, Anna Maria Dapporto, è di presentare l'intreccio tra "alcuni percorsi di ricerca, di dialogo istituzionale, di azioni positive contro le discriminazioni e, dunque, volte alla realizzazione di pari opportunità". Un percorso, ha ricordato Dapporto, "avviato grazie all'impulso fondamentale di Paola Manzini", assessore regionale scomparsa poco più di un anno fa. Ed è proprio di Manzini la prefazione al libro "Lessico delle discriminazioni: tra società, diritto e istituzioni", a cura di Thomas Casadei, che ha dato lo spunto al dibattito, animato da esperti e docenti universitari.
Il Labdi, nato dalla collaborazione tra l'assessorato Scuola, lavoro e pari opportunità della Regione e il dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università di Modena e Reggio Emilia, dopo un primo ciclo di incontri tenuto nel 2008, in questa seconda edizione si concentrerà dunque sulle "discriminazioni verso le persone con disabilità e verso i migranti".
L'obiettivo dell'iniziativa, ha detto Dapporto, è di "rimettere sotto la lente d'ingrandimento le criticità e le risorse nelle esperienze di integrazione fra servizi, per evidenziare prassi, procedure e metodologie operative che possano essere potenziate o modificate". In questi anni, ha proseguito, "abbiamo lavorato per creare il Centro regionale contro le discriminazioni, per superare gli atteggiamenti e i comportamenti non paritari ai danni di persone o gruppi a causa della loro origine etnica, religione, convinzioni personali, genere, orientamento sessuale, età, disabilità".
Il Centro, costituito nel 2007, "vuole valorizzare e potenziare le tante risorse già presenti sul territorio, evitando di creare nuovi punti che comporterebbero una moltiplicazione dei riferimenti e un inutile spreco di risorse", ha sottolineato l'assessore. "Si è quindi consolidata la rete regionale, che ci vede collaborare strettamente con Province, Comuni, parti sociali e terzo settore, per attivare reti antidiscriminazione di livello locale", con l'obiettivo di "investire sulla prevenzione degli atteggiamenti razzisti, sulla cultura, sullo sviluppo di modelli di relazione basati sul riconoscimento e sul rispetto delle differenze".
"Parallelamente al lavoro di sensibilizzazione - ha aggiunto Dapporto - attiveremo iniziative tese a fare crescere anche nelle persone straniere una maggiore consapevolezza dei loro diritti e fiducia verso le istituzioni. E, comunque, monitoreremo i casi di discriminazione e intolleranza che si potranno verificare in regione". Particolare attenzione sara' poi riservata alle "seconde generazioni" di stranieri: per questo il Centro ha avviato, un anno fa, una collaborazione con le associazioni giovanili interculturali costituitesi poi nella rete "TogethER".
Attualmente il Centro regionale contro le discriminazioni sta predispondendo una serie di iniziative per la "Settimana d'azione contro il razzismo 2010" che si svolgerà tra il 14 e il 21 marzo. Per quanto riguarda l'ambito socio-sanitario, l'assessore ha ricordato che nel 2009, grazie al Fondo regionale per la non autosufficienza, in Emilia-Romagna "abbiamo assistito 62 mila persone non autosufficienti, di cui 13 mila disabili, con 7 mila nuove persone prese in carico, 6.100 anziani e 900 disabili", ottenendo "due risultati: il consolidamento della rete per le gravissime disabilità e un forte sviluppo della rete dei servizi per gravi, sviluppando la domiciliarità".
Infine, "un caso di discriminazione dei migranti è rappresentato dalle assistenti familiari", ovvero le badanti. Su questo aspetto "la Regione Emilia-Romagna ha realizzato un programma che permette ai territori di leggere il fenomeno, di individuare i bisogni, di creare relazioni positive tra i soggetti istituzionali e del privato sociale, in grado di dare risposte alle esigenze delle assistenti familiari e delle famiglie che se ne avvalgono". L'obiettivo, ha concluso Dapporto, è di arrivare a "programmi distrettuali di emersione, regolarizzazione e qualificazione del lavoro delle assistenti familiari", con un approccio "basato su politiche integrate per l'inclusione" che agiscano su casa, formazione, lavoro e cultura.
(5 febbraio 2010)




