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Interviste e personaggi

Massimiliano Evangelisti: "Con le protesi sfido i normodotati nel triathlon"

Nell'estate 2008 un incidente sul lavoro gli ha portato via l'avambraccio sinistro, ma grazie a delle protesi sperimentali e alla passione per lo sport, Massimiliano è già tornato in pista. "La vera discriminazione? La vivo nel mondo del lavoro"

Massimiliano Evangelisti

CESENA - "Nello sport le differenze si azzerano, quando si compete non hanno più senso". Spiega così la sua passione agonistica Massimiliano Evangelisti, 42 anni, una passione che gli ha permesso di superare brillantemente (e a tempo di record) l'incidente sul lavoro che un anno e mezzo fa gli ha portato via l'avambraccio sinistro. Questo però non è bastato a scalfire il suo amore per lo sport. Massimiliano, che di mestiere faceva l'operaio e nel tempo libero l'istruttore di fitness, ha voluto continuare il cammino agonistico anche dopo l'incidente, abbracciando la disciplina del triathlon, che riunisce prove di nuoto, corsa e ciclismo. "Può sembrare paradossale - racconta -, ma per me oggi è molto più facile emergere nelle discipline sportive che nel lavoro. Anzi, dopo il mio incidente ho fatto dei passi avanti: oltre ad essermi avvicinato al triathlon, a Cesena ho allenato una squadra di volley di serie D".

Il sangue freddo e l'imperturbabilità dell'atleta, del resto, Massimiliano li dimostra anche il giorno in cui la sua vita cambia. "Il giorno dell'incidente - ricorda oggi - ho dovuto salvarmi da solo". E' il 6 giugno del 2008, Massimiliano è in prova come operaio in un mangimificio, e gli chiedono di pulire una macchina. "Avrei dovuto essere seguito dal tutor - spiega - perché non avevo mai svolto quell'operazione, ma lui era occupato e mi chiese di procedere ugualmente. La sfortuna ha voluto che il carter di un ingranaggio fosse aperto, così la macchina mi ha risucchiato l'avambraccio sinistro. Mi trovavo in un settore sotterraneo, ero da solo in una zona in cui termina un ciclo di lavorazione che si svolge in verticale, con un rumore assordante che ti isola da tutto. Così, dopo essere rimasto incastrato per un minuto buono, ho dovuto bloccare la macchina, sfilare il braccio e risalire una scala per tre metri prima di essere soccorso".

Massimiliano però a perdersi d'animo non vuole neanche pensarci, e dopo l'amputazione si rimette subito in cerca della sua strada. La ritroverà, ancora una volta, nello sport. "Subito dopo il secondo intervento al braccio è nata la mia passione per il nuoto: sono entrato in piscina per la riabilitazione, e da allora non ne sono più uscito. Ho iniziato a dedicarmi al triathlon perché è l'unica disciplina che mi permette di gareggiare con i normodotati, anche se io uso delle protesi". Massimiliano non si considera un atleta da podio, ma si prende ugualmente delle belle soddisfazioni. "Competere con i normodotati, accorgermi che a volte in piscina fanno più fatica di me - spiega -, mi dà la forza per andare avanti. So che può sembrare banale, ma per me è un input molto importante. Per il futuro spero di potermi inserire in qualche disciplina paraolimpica, per confrontarmi anche con atleti disabili".

Nel suo ritorno allo sport, Massimiliano parla anche del supporto ricevuto dagli operatori dell'Inail e dai tecnici del Centro protesi di Vigorso di Budrio e del Comitato italiano paralimpico (Cip). Per lui hanno progettato anche protesi sperimentali. "Le protesi standard per l'avambraccio consentono di aprire la mano tramite gli impulsi muscolari - spiega Massimiliano -. Questo però comporta un grosso inconveniente per il ciclismo, visto che quando si cade l'impulso spesso non è abbastanza veloce e si rischia di rimanere impigliati al manubrio. Alberto Neri, uno dei tecnici, ha quindi progettato e inserito sulla protesi un meccanismo a pinza che mi permette di agganciarmi e sganciarmi dal manubrio molto più velocemente. E' stato inoltre realizzato un altro meccanismo a gancio, che mi serve per gli esercizi ginnici. Si tratta di modifiche sperimentali, ma sono venute talmente bene che l'Inail mi ha chiesto di prenderle in visione per valutarne la realizzazione in serie".

Anche se dopo l'incidente il recupero fisico e psicologico di Massimiliano è stato rapido, non mancano le difficoltà. "L'unico ambito in cui mi sento discriminato è quello lavorativo. Se non fossi disabile oggi starei lavorando - racconta -, invece dal 31 dicembre scorso sono disoccupato. Fino a quella data ho continuato a lavorare nel mangimificio in cui ho avuto l'incidente, ma dal momento che c'era una causa in corso non mi hanno rinnovato il contratto. Questa situazione mi ha costretto a tornare a vivere con i miei genitori, che mi hanno aiutato ad affrontare le conseguenze dell'incidente. La pensione di invalidità però non basta ad essere indipendenti, c'è bisogno di un lavoro. Nella mia vita ho fatto di tutto, dall'operaio all'autista di autobus, ma questi incarichi non posso più svolgerli e, non avendo un diploma di scuola superiore, non posso neanche accedere a mansioni d'ufficio. Grazie all'Inail oggi sto studiando per prendere la patente europea del computer, così da avere qualche chance lavorativa in più". (Antonio Storto)

(4 febbraio 2010)