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Anziani e badanti: la violenza sommersa

Maltrattamenti fisici e psicologici, molestie sessuali: le violenze sono un fenomeno significativo di cui si macchiano sia le badanti (nel 35% dei casi) sia gli anziani (23%) e i loro familiari (29%). Lo dicono i risultati del progetto Diade

violenza ad una persona

REGGIO EMILIA - C'è la badante trattata alla stregua di una schiava e l'anziano minacciato di digiunare, la signora picchiata perché non dorme, e l'assistente familiare costretta a subire molestie sessuali. È il panorama di abusi e violenze che possono verificarsi all'interno della relazione di cura tra la badante e il suo assistito. Un aspetto indagato dal progetto Diade, una ricerca condotta dalla provincia di Reggio Emilia, e finanziata dal ministero delle Pari opportunità, in collaborazione con l'Ausl, l'associazione Nondasola e il consorzio "Anziani e non solo". "Si tratta di un fenomeno che sta assumendo consistenza significativa - spiega la coordinatrice del progetto Loredana Ligabue -: basti dire che dalle 52 interviste rivolte ad operatori sociali, assistenti familiari ed anziani, sono emerse ben 219 segnalazioni di abusi. Di queste, il 35% riguardano violenza agita dalle badanti verso gli anziani, il 29% dai familiari verso le badanti, il 23% da parte degli anziani verso le badanti". Nell'89% dei casi le vittime di violenza sono donne, sia che si tratti di anziani che di badanti.

Di che tipo di maltrattamenti parliamo? Secondo i risultati del progetto Diade si tratta nel 33% dei casi di abusi di tipo fisico e nel 22% di violenze psicologiche. "Ma sono presenti anche le molestie sessuali - aggiunge la coordinatrice - compiute soprattutto dai familiari degli assistiti". Nel rapporto fra anziani e badanti in senso stretto, invece, si possono identificare alcune cause che innescano i meccanismi aggressivi. "I fattori scatenanti - spiega Loredana Ligabue - possono dipendere dalle differenze culturali fra assistente e assistito, per una diversa concezione del corpo, del cibo, delle relazioni affettive, oppure si originano delle scarse competenze professionali delle badanti, incapaci di gestire individui con pluripatologie o problemi cognitivi, che possono generare comportamenti violenti". Ecco allora minacce verbali e maltrattamenti nei confronti degli assistiti, ma anche cure inadeguate, come diete sbagliate per i diabetici o rimedi "tradizionali" al posto di vere terapie.

Quando invece la vittima è l'assistente familiare, gli abusi riguardano soprattutto le condizioni di lavoro, "ad esempio le difficoltà oggettive di una convivenza forzata, l'assenza dei regolari riposi per la badante, che nella maggior parte dei casi si trova ad essere completamente sola, senza un supervisore". In presenza di lavoro nero e caporalato, naturalmente, la situazione peggiora. "Un caso tipico di violenza fisica nei confronti della badante - prosegue la coordinatrice - si ha quando la famiglia dell'anziano sceglie di contenere al massimo le spese, al punto da ridurre l'assistente familiare in condizioni di denutrizione". Talvolta influiscono in maniera negativa anche le condizioni emotive dei soggetti: "senso di abbandono e di rancore da parte degli anziani nei confronti dei figli, lontani e poco presenti, o nel caso della badanti la scelta sofferta dell'emigrazione, con il conseguente isolamento ed emarginazione sociale". (cp)

(25 gennaio 2010)