Un convegno sulle tecnologie e le soluzioni per la casa a favore dell'autonomia. Dalla Uildm un esempio di progettazione partecipata: 105 mila euro per realizzare interventi per l'accessibilità di dieci abitazioni e acquistare ausili

BOLOGNA - Non mancano le risorse economiche per rendere accessibili gli ambienti di vita e fornire ai disabili gli ausili tecnologici per lavorare, comunicare, muoversi, vivere il tempo libero. Almeno in Emilia-Romagna, che con i 410 milioni di euro annui del suo fondo regionale per la non autosufficienza è oggi tra le regioni più attente e generose verso il mondo della disabilità. Non mancano in regione neanche servizi socio-sanitari e competenze sul territorio, di cui Corte Roncati, il polo tecnologico per la disabilità di Bologna, è la punta d'eccellenza. Quello che servirebbe, però, per diffondere ancora di più le tecnologie a favore dell'autonomia delle persone disabili e migliorarne la qualità della vita, è un maggior coordinamento tra istituzioni, servizi sanitari e di comunità, società civile, disabili e loro famiglie. È quanto emerge dal convegno dedicato alla domotica e agli ausili per la disabilità organizzato venerdì dalla Uildm di Bologna nella sala conferenze della nuova sede del Comune. "Questo appuntamento - dice Antonella Pini, neuropsichiatra dell'ospedale Maggiore e presidente della sezione bolognese della Uildm - è l'inizio per capire quale sia la strada più giusta per creare una rete di servizi che offra anche attraverso le tecnologie e la domotica risposte adeguate ai bisogni dei disabili. In questo le associazioni possono avere molto da dire".
Tra i relatori e in platea, amministratori pubblici e professionisti della sanità, rappresentanti di associazioni, disabili e famiglie, a testimonianza che quella di mettersi in rete è una necessità avvertita da tutti, istituzioni comprese. "La nascita del fondo regionale sulla non autosufficienza è servita anche a questo: definire percorsi di welfare basati sull'integrazione forte tra pubblico e privato, enti, aziende sanitarie e vasto mondo delle associazioni", spiega Giuliano Barigazzi, assessore alla Sanità, servizi sociali e associazionismo della Provincia di Bologna e presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria, l'organo che riunisce i sindaci del territorio e gli amministratori dell'Asl. "Proprio con la Conferenza territoriale - aggiunge - stiamo legando sempre più la programmazione dei servizi socio-sanitari con la rilevazione dei bisogni effettivi delle persone, in modo da spendere le risorse là dove ce ne sia veramente necessità".
Fare sistema per offrire servizi migliori è anche la strada messa in pratica dalla Uildm di Bologna con l'ultimo dei suoi progetti, "Supporto alla vita indipendente: domotica e ausili". Durato due anni e conclusosi lo scorso novembre, il progetto è un esempio di quella che dovrebbe essere una progettazione partecipata: ideazione e coordinamento della Uildm, competenze specialistiche del Centro ausili e del Centro per l'adattamento dell'ambiente domestico di Corte Roncati, risorse economiche messe in campo dalla Fondazione Carisbo e dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ma anche dalla stessa associazione (che ha utilizzato parte dei contributi del "5 per mille"). Un totale di oltre 105mila euro, che sono serviti sia a realizzare interventi tecnologici e per l'accessibilità nelle case di dieci bolognesi con distrofia muscolare, sia ad acquistare ausili per la disabilità che la Uildm mette a disposizione dei suoi soci.
"Siamo partiti dall'analisi dei bisogni dei disabili, delle loro famiglie e di chi li assiste - ha spiegato la coordinatrice del progetto, Lucia Sciuto -, poi siamo passati a un lavoro di raccordo con le istituzioni sanitarie, in modo da creare tassello dopo tassello una rete di servizi e di competenze il più ampia possibile, per arrivare alla fine a interventi concreti in linea con le esigenze". Indicativi i giudizi espressi dai beneficiari e dai loro familiari dopo gli interventi: "La Uildm e la Azienda Usl di Bologna mi hanno dato la possibilità di avere una carrozzina elettrica basculante con tutti gli optional possibili - ha detto Alice -. Mi permette non solo di avere una postura corretta, ma di accedere autonomamente al pc, di azionare la tv e in futuro anche di accendere e spegnere le luci di casa". "Purtroppo - ha continuato - la nuova carrozzina non passa dall'ascensore del palazzo in cui vivo, per cui posso usarla solo in casa, sabato e domenica faccio delle vere full immersion".
La casa di Severino è stata invece progettata con alcuni accorgimenti che hanno reso ogni spazio accessibile. "La casa è su misura delle nostre esigenze - hanno spiegato i genitori di Severino -. I gradini non sappiamo proprio che cosa sono, le porte sono grandi abbastanza per la carrozzina, in bagno abbiamo messo la doccia a pavimento, mentre in camera di Severino un sollevatore e un sistema di comunicazione video. Sembrano piccole cose, ma aiutano davvero molto". (ml)
(28 febbraio 2010)




