E' la domanda amara che si pone il Comitato "Cinzia Fico" di Napoli, puntando il dito contro l'amministrazione Comunale che, "ogni volta che decide di occuparsi dei disabili, quasi sempre lo fa per rendere loro la vita ancor più difficile". Il racconto di una giornata "tipo" di un disabile napoletano alle prese con il ‘Servizio Viabilità e Traffico' della città

NAPOLI - Un'altra voce si aggiunge alla protesta delle associazioni per la tutela dei diritti dei disabili a Napoli, dove, a seguito dell'applicazione della sentenza della Corte di Cassazione del 12 ottobre 2009 (n.211271/2009), anche le auto dei disabili, munite di apposito contrassegno, sono obbligate al pagamento della sosta sulle strisce blu. E' la voce del Comitato "Cinzia Fico". "Ogni volta che l'Amministrazione comunale decide di occuparsi dei disabili in questa città, quasi sempre - scrivono in un comunicato stampa - lo fa per rendere loro la vita ancora più difficile di quanto non lo sia per un cittadino qualunque".
"E questo lo abbiamo dovuto sperimentare in questi ultimi anni, in cui si sono perse - si legge ancora - anche quelle poche conquiste che avevano caratterizzato anni di lotta ed impegno delle associazioni che avevano fatto la storia della disabilità. L'ultima vera perdita è stata la nostra dignità".
Non un comunicato stampa "che riusciamo comunque e inesorabilmente a spiegare", ma la storia della quotidianità di un disabile napoletano. È questo che il Comitato "Cinzia Fico" vuole raccontare.
"A qualsiasi disabile della nostra città -scrivono - può capitare di essere convocato alla VII Direzione ‘Servizio Viabilità e Traffico' per controllare la validità del suo posto riservato, mediante una fotocopia di convocazione ‘napoletana', ovvero leggibile solo a metà, scritta con il garbo di un elefante, praticamente una lettera minatoria". Ma anche poi, il seguito della giornata "tipo". "Giornata piovosa. A Piazza Cavour non c'è parcheggio neanche sui marciapiedi. Dobbiamo parcheggiare in un garage ‘trappola'. L'ufficio ‘Viabilità' è situato al quarto piano. All'ingresso del palazzo due gradini, ovviamente, e per non smentirsi l'ascensore non è accessibile ad una carrozzella. Il disabile ‘privilegiato' del posto riservato sotto casa, ma privato del diritto di cittadino ad accedere agli uffici dell'amministrazione: semmai, costretto ad aspettare nell'androne del palazzo. Dopo una rapidissima verifica della documentazione, senza il rilascio di alcuna ricevuta, ce ne andiamo. Anzi, ce ne vorremmo andare, ma un disabile, forse più intelligente ma sicuramente più furbo di noi, ha lasciato l'auto in sosta davanti al portone. Non riusciamo a uscire. Qualcuno invoca i Vigili Urbani, qualche altro i Carabinieri. Ma piove. Questa è Napoli. Questa è anche la Napoli dei disabili".
(15 febbraio 2010)







