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In gravi condizioni al Buoncammino di Cagliari: appello per un detenuto disabile

L'uomo, costretto alla sedia a rotelle da una grave disabilità motoria, è in sciopero della fame da circa 2 mesi per protesta. A lanciare l'allarme è Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", che coi propri volontari opera nel penitenziario del capoluogo sardo

CAGLIARI - "Si sono ulteriormente aggravate e destano molta preoccupazione le condizioni di salute di A.P. 66 anni, detenuto nel Centro diagnostico terapeutico del carcere di Buoncammino a Cagliari. L'uomo, originario di Suelli, con un grave handicap motorio che lo costringe su una sedia a rotelle, è in sciopero della fame da circa 2 mesi per protesta. Affetto da vasculopatia cerebrale e da cardiopatia manifesta una incapacità di rendersi conto dei rischi per la sua vita". A lanciare l'allarme è Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", che coi propri volontari opera quotidianamente nel penitenziario del capoluogo sardo. Da gennaio, gli operatori dell'associazione hanno effettuato vari colloqui col detenuto che sta protestando. L'avvocato Amedeo Meloni ha presentato un'istanza di differimento della pena al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari già nel mese di aprile, ma ancora la risposta non sarebbe arrivata.

Il detenuto era tornato in carcere a gennaio per una perizia che aveva attestato il miglioramento delle sue condizioni di salute, visto che in precedenza aveva già ottenuto un differimento della pena. Ora, stando a quanto denuncia "Socialismo diritti e riforme" avrebbe già perso circa 27 chili (è entrato in carcere che pesava 87 chili e ora ne peserebbe 60), situazione che gli impedirebbe di alzarsi dal letto. Dal 4 luglio, poi, sembra stia rifiutando le prestazioni mediche. "È evidente che una persona anziana con gravi patologie irreversibili non possa stare in una struttura penitenziaria. Ciò - ha rimarcato Maria Grazia Caligaris - nonostante il costante monitoraggio, effettuato dai medici e dagli infermieri, e l'impegno e la sensibilità degli agenti della Polizia Penitenziaria. Occorre, in considerazione delle evidenti condizioni di salute, un atto di umanità concedendo all'uomo gli arresti domiciliari. La pena non può consistere in trattamenti disumani e tenere una persona reclusa con patologie gravi si configura come una violazione del principio costituzionale".

(16 luglio 2012)