Può una ragazza appena ventenne con grave disabilità sentirsi amata e vivere la vita come una coetanea normodotata? Sembra di sì e a raccontarlo è proprio lei, Giorgia, una ragazza abruzzese di Montesilvano, che ha spiegato sul giornale della Uildm, sezione Pescara-Chieti, come guardare oltre la disabilità. Propria e degli altri

MONTESILVANO - Il rapporto con la famiglia, l'amore, le prime cotte e anche le delusioni. Poi l'incontro con un giovane ragazzo che riesce vedere oltre la sua disabilità e la scoperta di sentirsi amata e desiderata. E' la storia di Giorgia, giovane disabile di Montesilvano, raccontata sul house organ della Uildm, sezione di Pescara-Chieti. "Sono una ragazza di ventun'anni diversamente abile dalla nascita, il mio percorso di crescita è stato fin da subito lastricato di difficoltà e di diversità nel fare le cose. In famiglia all'inizio i miei genitori non sapevano rapportarsi con me, ma soprattutto non capivano quale fosse la strada migliore per ottimizzare le mie capacità. Dovete pensare che io sono la "figlia femmina voluta". È stato molto difficile per i miei familiari accettare che un figlio tanto voluto non fosse "Normale", ma poi con il passare del tempo hanno imparato a conviverci. Mi dimostravo nonostante le mie difficoltà motorie una bambina molto vivace, sveglia e con tanta voglia di vivere. Il mio carattere è stato messo comunque alla prova, non tanto alle scuole elementari, ma quanto alle medie e alle superiori, perché ho trovato un gruppo classe che aveva paura del "Diverso," infatti, quando era ora di fare educazione fisica nessuno di loro provava a darmi una mano per andare in palestra, ed io mi sentivo triste e sola".
"Un'altra forte delusione l'ho avuta quando ho preso la mia prima cotta per un mio compagno di classe che mi ha rifiutato dicendomi: ‘non posso mettere con te perché mi priveresti di una corsa all'aria aperta'. In quella circostanza mi sono sentita crollare il mondo addosso ed ho pensato che non mi sarei mai più innamorata, ma mi sbagliavo. Infatti, sabato 4 Agosto 2007 ho conosciuto il mio attuale fidanzato e il mio futuro marito, si chiama Stefano, ha ventiquattro anni, è di San Salvo ma per me si è trasferito a Montesilvano. Da subito mi ha corteggiata con dolci messaggini e intense dichiarazioni, siamo usciti sempre insieme, lui mi portava sempre con sé, dimostrandomi che non si vergognava di me ma che ne era fiero, facendo salire la mia autostima. Mi ha fatto sentire bella e desiderata come se fossi l'unica donna sulla faccia della terra, facendomi sentire più sicura e importante. Mi ha portato a scoprire la mia sessualità, facendomi capire che anch'io potevo avere una vita affettiva regolare, fugando tutti i miei dubbi sulle mie possibilità fisiche e personali facendomi sentire completa. Stefano ha fatto quello che nessuno ha fatto mai: è andato oltre le apparenze fregandosene del giudizio degli altri e facendo valere i suoi sentimenti. Secondo me la mia storia testimonia che è vero quando si dice che oltre le gambe c'è di più!". (lc)
(3 febbraio 2009)




