La protesta dei lavoratori della San Stef. A.R. di Chieti contro la decisione della regione di smantellare la clinica e affidare il servizio di riabilitazione ad altri operatori

CHIETI - 456 operai, 19 strutture e due presidi distribuiti tra l'Abruzzo e il Molise, migliaia di pazienti seguiti ogni giorno. E' fatto di questi numeri il capitale sociale e umano della San Stefar, centro di riabilitazione appartenente a Vncenzo Angelini, il magnate della sanità privata abruzzese, proprietario del gruppo Villa Pinni, fino a poco tempo fa accreditato dalla Regione per la prestazione di servizi socio sanitari, - oggi in crisi finanziaria - che da circa dieci mesi non eroga più gli stipendi ai propri dipendenti.
La questione che ormai va avanti da quasi un anno e mezzo, vede contrapposti l'imprenditore abruzzese e la Regione: l'uno chiede i soldi dell'accreditamento, l'altra dice di averli già erogati e fa anche di più, perché con una delibera blocca definitivamente la concessione dei servizi sanitari al gruppo Villa Pini. Ma in questo gioco al massacro tra pubblico e privato, di mezzo ci sono andati i lavoratori, i disabili e le loro famiglie che da dieci mesi vivono un inferno: gli operatori hanno continuato a lavorare, senza percepire un centesimo, i pazienti invece preoccupati insieme ai loro familiari di perdere la riabilitazione. E purtroppo in tutto questo periodo, a nulla sono servite le forti proteste dei lavoratori - alcuni dei quali saliti sul tetto del centro di riabilitazione ad Avezzano (Aq) - dei sindacati, delle famiglie dei disabili, dato che la Regione sta infatti pensando di smantellare la clinica e affidare il servizio di riabilitazione ad altri operatori.
Per protestare contro questa decisione, venerdì mattina a Chieti in una sala convegni strapiena, presso il Politecnico della provincia, si sono riuniti in assemblea gli esponenti locali della Cgil, operatori socio-sanitari, pazienti e familiari, per dire un secco no alle scelte della politica accusata di un completo immobilismo e indifferenza nei confronti delle richieste avanzate dai fisioterapisti e pazienti. "Da Mesi si sta vivendo il dramma della clinica Villa Pini - ha detto la segretaria confederale della Cgil, Angela Scotti - da parte di lavoratori e pazienti. Ma dalle istituzioni c'è stata la più totale indifferenza. La Regione - ha continuato - ci sta togliendo il diritto alla salute, al lavoro. Quello che chiediamo invece è che essa venga incontro alle esigenze dei lavoratori e dei pazienti che si sentono ormai sospesi in un limbo e che davvero non ce la fanno più."
A confermare le parole del rappresentante sindacale sono stati gli stessi lavoratori e familiari dei pazienti che a turno hanno parlato per spiegare quanto ormai siano esasperati da questa situazione, e come si sentano arrivati quasi allo stremo delle loro forze. Alla fine degli interventi, l'assemblea ha deciso di organizzare un corteo pacifico fino alla questura di Chieti, per rinnovare di nuovo la protesta centro la Regione. Il questore, ha invitato una delegazione ad entrare nel palazzo, più per cortesia che per rassicurare i manifestanti. L'assemblea ha inoltre sottoscritto un appello rivolto alle istituzioni locali e nazionali affinché si preservino i centri di riabilitazione e la salvaguardia dei posti di lavoro. Ora però il termine ultimo per sperare in un una soluzione favorevole per le sorti della clinica è riposta nel Consiglio regionale straordinario chiesto d'urgenza dai partiti dell'opposizione, in programma presso la sala consiliare del comune di Pescara, martedì 9 febbraio alle ore 17. In quell'occasione ad ascoltare le decisioni del governo regionale ci saranno sicuramente i malati, i familiari e gli operatori della San Stef.A.R. (lc)
(7 febbraio 2010)





