I lavoratori: "Garantito il servizio anche senza stipendio". Una mamma: "Al San Stef.A.R. di Pescara i miei bambini hanno avuto un recupero del 50% delle loro capacità. E adesso conducono una vita normale"

CHIETI - Il dramma del centro di riabilitazione San Stef.A.R. che rischia di essere chiuso è comune al dramma vissuto da altre aziende. La differenza sostanziale però è che in questo caso il lavoro è fatto su malati, disabili; insomma su persone. Ci tengono a farlo capire gli operatori della clinica: avrebbero potuto scioperare, interrompere l'assistenza, ma non l'anno fatto perché hanno a che fare con bambini, giovani, anziani che stanno seguendo delle cure. Così in dieci mesi senza stipendio hanno continuato a lavorare per i loro pazienti. Il servizio è stato garantito. "Ci sono colleghi - racconta un'operatrice - arrivati allo stremo delle loro forze. Molti si sono ammalati per il troppo stress, e hanno tanto di certificato del centro di Salute mentale". "La regione - continua un'altra signora- non si preoccupa della condizione psicofisica dei lavoratori". In sala durante l'assemblea gli operatori della San Stef.A.R. sono per la maggior parte donne, molte di loro hanno una famiglia, dei figli, e ognuna ha una storia personale da raccontare. Ma i loro drammi si mescolano con quelli dei parenti dei pazienti in cura nei centri di riabilitazione.
Durante l'assemblea di oggi a Chieti ha preso la parola una ragazza giovane, sui trent'anni, ha due bambini di 6 e 8 anni che da tre frequentano la clinica di Pescara. Sulla porta, all'esterno, gli operatori hanno scritto "da dieci mesi, grazie alla Regione, lavoriamo senza stipendio". La donna racconta come ogni due volte a settimana deve farsi 45 minuti di macchina - andata e poi ritorno - per la riabilitazione dei sui figli: fanno logopedia e una terapia psicomotoria che li aiuta a muoversi nello spazio. "Al San Stef.A.R. di Pescara - racconta - i bambini hanno avuto un recupero del 50 % delle loro capacità. Da circa 5-6mesi i miei figli conducono una vita normale. Sono migliorati anche nei voti scolastici. Ma ora se perdono la riabilitazione, perdono tutto quello che hanno fatto fino ad oggi. Non si può spiegare a uno che non c'è passato, cosa significhi tutto questo, né tantomeno raccontare in dieci minuti - aggiunge - cos'è la riabilitazione. Mi piacerebbe tanto che i politici venissero una settimana di fila al San Stef.A.R. a incontrare le persone che sono lì".
Iwan, invece non parla all'assemblea, ma racconta a me un po' la sua storia. Un anno e mezzo fa ha avuto un incidente che lo ha costretto su una sedia a rotelle. E' stato due mesi in coma, altri sette mesi in ospedale. Ora gli hanno prescritto 90 sedute dal fisioterapista, una al giorno. "Per me racconta - la fisioterapia è fondamentale perché mi rilassa, se non la faccio ho dagli attacchi muscolari che mi fanno cadere dal letto e dalla carrozzella. Ho fatto diverse sedute ma tutte saltuarie. Avevo sentito qualcosa sulla San StefA.R. - conclude Iwan - ma non mi immaginavo che la questione fosse così grave. La speranza ora per me e per tutte queste persone è che si possa arrivare ad una soluzione che garantisca il lavoro degli operatori e il servizio di riabilitazione a chi ne ha bisogno". (lc)
(7 febbraio 2010)





